Il Principio - The Principle

Ognuno di noi possiede la verità, intraprende quindi il proprio cammino infinito per conoscerla. Questa è l'essenza del sentire, la luce dell'esistenza. Questo è il cammino che in ogni passo del sogno ci porta dal possedere la verità ad essere la verità.
Each of us possesses the truth, then undertakes his endless journey to know the truth. This is the essence of feeling, the light of existence. This is the path that in every step of the dream leads us from having the truth to being the truth.

Saturday, 30 December 2006

Il pianto del maestro

Viveva un tempo, in un monastero di terre a noi lontane, un vecchio maestro spirituale. Egli era amato e venerato non solo da fedeli discepoli che godevano della sua beatitudine e della sua aura illuminata nella contemplazione silenziosa della sua pace, ma anche da uomini comuni, studiosi, generali, sovrani, abitanti di ogni terra, di ogni razza e credo religioso. Da lontano giungevano pellegrini per chiedere a lui il frutto della sua saggezza come nutrimento per le proprie domande e al loro ritorno mostravano un sorriso che pareva espressione di un linguaggio incomprensibile per chi non aveva mai conosciuto la beatitudine donata dall'illuminata saggezza del maestro. Nell'ascesi contemplativa il venerabile maestro non mostrava meraviglia per alcunché, nulla nel mondo pareva riuscire a turbare il suo equilibrio, nemmeno gli assassini che, nel nome di qualche folle guerra personale, o in vece di potenti che nel maestro vedevano una minaccia per l'egemonia nata dal controllo del sapere e la negazione dello stesso alle masse, giungevano per uccidere l'anziano venerando, ma che, una volta al cospetto del luminoso, desistevano non solo dalla loro impresa, ma, da quel momento in poi, anche da qualsiasi altra per la quale fosse prevista una qualsiasi azione violenta, tanto segnati uscivano da quell'incontro.

Giunse un giorno al cospetto del venerando un ramingo pellegrino in cerca di riposo e luce. Venne accolto dal maestro con il riguardo e l'umile ospitalità che egli era noto riservare ad ogni viaggiatore giunto al suo cospetto. Discorsero il maestro ed il pellegrino, quest'ultimo raccontò delle sue terre d'origine e delle bellezze che esse custodivano, ascoltava il maestro, con ponderato interesse e silenzioso rispetto, accennando, quando l'altro presentava pause nel discorso, rispettose e brevi domande. Chiese il maestro, vedendo silente il pellegrino, per quale motivo fosse giunto al suo monastero. Rispose il viandante che la sua era solo una tappa necessaria per un cammino che non aveva traguardo finale nel monastero. Chiese dunque il maestro dove fosse diretto il viandante. Rispose allora il ramingo: "Maestro, io seguo un cammino, in quanto tale in ogni passo è il traguardo, dove mi porterà non so e se e quando avrà fine non mi è dato sapere, ogni passo mi permette di decidere il successivo, questa è la vita che ho scelto. Sono qui solo per cercare riposo e luce, questo monastero accoglie alcuni passi del mio cammino, ogni qual volta cammino imparo qualcosa, ogni qual volta mi fermo godo della luce di questi luoghi". Rispose dunque il maestro: "Tu non giungi a me come fanno altri pellegrini, tu non giungi con domande, non chiedi a me di rivelarti il senso della vita o il segreto della felicità". "Venerabile", rispose il pellegrino, "anche se io chiedessi a voi il senso della vita ed il segreto della felicità voi mi rispondereste con parole che mi porterebbero sul cammino che sto già percorrendo, affinché io possa trovare le mie risposte per quelle domande". Si congedarono dunque il maestro ed il pellegrino per godere del sacro riposo in ciò che rimaneva della notte. Partì all'alba il pellegrino, dopo una buona colazione consumata in silenzio al cospetto del venerabile, così come, in silenzio e con un unico sorriso, i due si salutarono. Quando l'orizzonte ed il pellegrino furono una cosa sola il suo sorriso non era mutato ed era lo stesso con il quale si era presentato al maestro il giorno precedente. Pianse allora il maestro, pianse per un lungo interminabile giorno e piansero con lui i suoi discepoli nelle loro preghiere.

Oggi mi sento più sereno

Non posso sapere cosa mi riservano i giorni futuri, non scorgo grandi cambiamenti nella vita esteriore, eppure oggi mi sento più sereno, più leggero. La vita interiore scorre come il fiume sotterraneo che, alimentato da piogge gentili, o forti tempeste che nella terra madre scompaiono facendo l'amore con ogni stelo d'erba e penetrano nell'essenza della ricchezza della terra, unendosi alla sua essenza, trasporta l'esperienza del suo scorrere fino ad un mare che ne conosce solo la foce, illuminata dal sole, ma ne sente l'essenza in ogni goccia di ogni fiume, di ogni nuvola, di ogni cielo. Il fiume scorre e segue il suo corso, parte di ciò che portava dalla sorgente è giunto ieri alla foce, il fiume torna ad essere più limpido, il mio cielo è più sereno.

Friday, 29 December 2006

Guardando i miei passi




Cammino su terre mie, ma un dio senza adoratori ha realmente senso di esistere? Se ognuno di noi è dio del proprio universo, io, guardandomi indietro, vedo passi più forti, più belli. Leggendomi, mesi fa, trovo parole che adorerei se non fossero mie.

Urlo convulsivo

Sono al limite. Ho fatto sogni di fantasmi del passato recente, si muovevano rapidamente, nascondendosi e mostrandosi in simboli, celando dietro di loro, in ogni mossa, perfettamente simbiotici nei movimenti, fantasmi dimenticati del passato remoto, la cui vista avrebbe chiaramente svelato l'arcano con lancinante chiarezza. Oggi non ho voglia di scrivere bene, di essere equilibrato, rispettoso, ponderato, oggi sarebbe una maschera. Chi vuole poesia, belle riflessioni e parole ponderate vada altrove, o forse in altri momenti di questo mio discorrere da mesi. Non scrivo per nessuno se non per me, oggi leggo io. Interpreto i miei sogni, vedo i fantasmi. Simboli in persone, persone in sensazioni, sensazioni in immagini non corrispondenti al mondo della veglia e perfettamente accettate nell'opera del messaggio, sogno stesso. Case conosciute per donarmi la cornice di protezione in contrasto col contenuto, luoghi sconosciuti per donarmi la sensazione del pericolo in contrasto con il controllo mantenuto. Parole e persone, situazioni mescolate con minuziosa precisione dall'inconscio che seziona, cucina e ripropone. Mi vien detto di vivere con leggerezza, di lasciar perdere tutta questa introspettività. Chi lo dice ha ragione, la sua bravura sta nel dirmi cose che so già. Eppure oggi supero la rabbia comune e mi trovo a sbattere contro gli armadi e i muri, crollare a terra e rialzarmi, come strizzato e scaraventato da una mano immensa, quella di un io che non ne può più di me. Urlo convulsivo che non è nemmeno capace di portarmi alle lacrime, nessuna immagine è figurata, mi faccio schifo per essere arrivato a questi lividi autoinferti in una teatralità degna del più infimo stolto di se stesso, seppur i grandi maestri cadono rovinosamente prima di trovare l'illuminazione, io mi sento ben lontano dall'essere anche solo maestro cosciente di me stesso, ricado in un errore più vecchio delle mie parole, lifeless, per una volta urlai, senza vita, senza insegnamenti e conoscenza, senza comprensione della rabbia e del dolore, senza ragione sull'umanità personale, senza parole pensate, urlo convulsivo per aver risparmiato fin troppi visi da un urlo che atterrisce anche me. Cosa stai cercando di dimostrare? Cosa stai cercando di dire? Una ragazzina incinta del padre che uccide il mostro dagli occhi arrossati? Catene della realtà che si spezzano mostrandone l'essenza in folli che urlano coprendo le proprie ferite aperte con le loro feci? La pena eterna di essere cosciente e mai nato, incatenato da se stesso ad osservare un tratto di terreno dove non sorge la propria tomba simbolo di una vita tanto desiderata e mai vissuta, colpa di peccati che si accettano come propri solo sulla fiducia di un dio inesistente? I peccati sono favole. Culle e tombe si assomigliano. Dall'utero nato dalla terra fino all'utero della terra che altri uteri genererà. Sputando al cielo sputo su di me. Sputerei su di me anche se lo sputo ascendesse in eterno. Essere svegliato da un urlo di morte e tremare nel rendersi conto che è solo un ricordo di una propria azione? C'è forse un dio che sta piangendo al mio posto? E' solo il passaggio di alcuni fantasmi...


Wednesday, 27 December 2006

Intuito residuo

Toccando forme dall'altro lato le dita affondano accanto all'immagine ed il contatto si manifesta nel palmo dell'altra mano, sfumando, la vista, perde lentamente un istante di colori veloci, per poi tornare alla danza delle forme, per ognuna una nota da lontano, un suono gradito di un passato conosciuto in un futuro divorato silenziosamente dal possibile presente, l'odore rievoca troppe realtà ed una sola ricorda troppe fragranze, mentre il sapore di ogni pensiero scende come miele di fiori amari sulla strada del respiro e gli ricorda di sentirsi vivo ad ogni passaggio. Afferro l'immagine chiudendo e aprendo il palmo ed essa mi segue docile, brucia nel passaggio, si leviga e si trasforma, perde polvere di se in fumo impalpabile, giunge infine come solida realtà di pensiero, ormai sotto la pelle, intuito nascosto dietro allo sguardo residuo.

Marooned

Between the falling balance
Sweet ebony and dark gold
I walk the sharp lined path
Not doing what I was told
In every single wrong step
When feet do hear the call
I'm banished in wind's eye
And my image starts to fall
It melts into deep darkness
I'd stare but loose my view
New chances until it's over
But no clues on what to do
It's when I feel benighted
That my truth is marooned

Tuesday, 26 December 2006

Wrong side for my grip




Sto cercando di aprire una porta agendo su di me.



Avete mai provato ad aprire una porta agendo strettamente sul lato del perno?

Oltre

Fossi anche sogno di un bimbo
Il batter di ciglia dei tuoi occhi
A cancellar un'immagine fugace
L'ultimo tratto del tuo sorriso
Nella luce di un lontano mattino
Il tocco gentile di una melodia
Che non ripeti mai al tuo canto
Il ricordo dell'odore di un bacio
Da labbra senza nome e storia
Il taglio di uno sguardo non tuo
Perduto nel fumo di una nascita
Oltre io sono e sarò finché sarai

Monday, 25 December 2006

Abbraccio inaspettato...

Ero già alla seconda camomilla con la speranza che mi inducesse il sonno quando ricevo una chiamata da un numero che non riuscivo a riconoscere. Era il padre della mia compagna ormai non più sul mio cammino. La famiglia che avevo a lungo amato e che mi aveva accolto con sincerità mi ha abbracciato in questa serata solitaria. Stasera andrò a trovarli e dopo uscirò con la sorella della mia ex ragazza, il cui ragazzo è il chitarrista di quello che potrebbe diventare il mio gruppo musicale aggiuntivo oltre a quello attuale. Vogliono ardentemente che canti per loro e spero di riuscire ad organizzare il mio tempo per poter godere di questa occasione.

Coglierò l'occasione per salutare anche lei. Quando le diedi l'ultimo saluto salutai un periodo della mia vita, un universo felice dopo il quale cominciarono i mesi della solitudine. Forse qualcosa sta cambiando. Forse presto avrò voglia di innamorarmi... ho conosciuto persone, ragazze belle in ogni senso, ragazze attraenti ed ammalianti, o dolci e dai movimenti velati, ragazze con cui parlare, con cui pensare, con cui giocare, scherzare, ridere, esagerare... ma nessuna ancora con la quale volermi svegliare accanto. Cambierà? Ho forse già conosciuto colei che desidererò? O forse ancora il tempo e tanti sguardi ci separano? Questa serata ha il profumo di una lieta storia natalizia, il profumo di quelle favole per le quali sempre sorridevo e nelle quali mai credevo, ma che pur teneramente ascoltavo. Ha l'odore di un lieto fine, fosse anche l'abbraccio di una serata.

Bene. Doccia, caffè... e via, verso la notte!


Solo fino alla luce.

Stasera non ho nessuno da chiamare, nessuno con cui uscire, vivo la mia prova come modo della prova stessa... solitariamente. Sono triste. Purifica. Credo che tra non molto lascerò che il sonno mi accompagni verso una nuova giornata... questa è stata fin troppo triste e solitaria per volerla prolungare ancora a lungo. Come facevo da piccolo andrò a letto presto la notte della vigilia. Ma sarò solo in questa casa troppo grande per me. In parte sono contento, desidero credere che ci sia un motivo per tutto questo, un motivo nel mio io, un motivo che disegna il cammino e mi porta verso la rinascita. Il percorso di fuoco e acqua che purifica e allena per la prossima luce.

Due notti fa ho sognato un bacio. Non mi capitava da mesi. Ne ricordo ancora le sensazioni vive e... sgradevoli. Il modo di baciare di quel simbolo personificato era così lontano dai miei desideri, mi ha fatto capire quanto perdono interiore debba ancora vivere prima di aver voglia di uscire ed innamorarmi ancora.


Sunday, 24 December 2006

Sono uscito e ho visto la gente in questo giorno delle feste

Quest'anno non ho nessuno a cui fare regali. E anche quando avevo persone a cui destinare i miei regali, essi trovavano raramente origine là dove la gente del mondo contemporaneo italiano va a cercare i propri.

Fino ad oggi mi ero risparmiato la visione delle strade e dei negozi. Oggi sono uscito per un acquisto personale e mi sono immerso in questa visione. Ho visto le facce tese e tirate in sorrisi obbligati che si spegnevano appena era data loro l'occasione apparente di non essere visti, ho sentito i clacson usati come armi impotenti da malati di fretta e furia, ho visto le mille luci brillanti e colorate che stordivano la mia vista e attraevano come cornice inconscia verso tutto ciò che era vendibile ed acquistabile, l'occasione delle feste, il commesso stanco ed esasperato, gli estranei uniti in gruppi di estranei, dove il mondo diviso in scaffali veniva toccato, preso, osservato e valutato, rimesso a posto con i segni della frenetica e noncurante violenza della paura del tempo.

Tornando verso casa, in auto, isolato dal mondo grazie alla musica, mia amata musica, ho pensato a quell'uomo speciale che nacque più di duemila anni fa. L'ho sentito così lontano da tutto questo...

Amico mio, io non seguo la dottrina che si professa come tua, né ti considero qualcosa di diverso da un uomo, se non un uomo che ha trovato il vero senso della sua umanità e del suo io divino, ma ti faccio comunque i miei migliori auguri, in ricordo della tua vita, del tuo insegnamento, della tua anima, e perdona il fatto che gli auguri siano fuori data di un paio di mesi, ma la gente per tradizione festeggia in questi giorni la tua nascita. Possano queste feste portare sorrisi ai piccoli e sincerità agli adulti, come credo che anche tu vorresti. E possano portare un sorriso nuovo anche a me e nuova luce al tuo sorriso ricolmo d'amore, ovunque tu sia, chiunque tu sia adesso. Un abbraccio sincero da un uomo che ama ricordarti uomo.


Saturday, 23 December 2006

DualMente




Parlate al mondo così come scrivete per voi stessi, non abbiate paura di donarvi, di abbassare la guardia, perdete l'attaccamento all'identità, imparate l'amore.

Licenziate l'attore che recita la vostra vita.

Life's joke is on me

Mi prende in giro. Sto perdendo la cognizione della realtà. Da anni lo dicevo, forse scherzando con una punta di amara consapevolezza: io prima o poi impazzirò a forza di rendermi nemico l'intero sistema assuefativo delle illusioni.

Che buffo che sono quando penso in modo così fatalista... resta il fatto che in questi giorni la casa mi sembra troppo grande per me, la vita troppo piccola, come se vivessi in un ritaglio copiato della vera vita, fatto su misura affinché non possa vederne i limiti, ma solo percepirli. E c'è quell'attore che recita la mia parte nella vita vera... Ovunque io volga lo sguardo non posso vedere la fine del quadro, eppure percepisco la mancanza di una dimensione intorno a me... così, quando tocco qualcuno, non riesco a percepirne pienamente il contatto. Capisco perché non riesco ad aver voglia di innamorarmi.

Una piccola sincera confessione a me stesso: sono uscito da una vita che amavo, un universo comodo, con un sentimento forte e desideri avvolgenti, mi sono trovato nudo a terra dopo un ultimo sforzo per fuggire dalla trappola di veder crollare tutto per via di quell'incubo bloccato in mezzo al sogno che non volevo davvero osservare e adesso pago le conseguenze di tutto quello che ho avuto.

Mi sento solo come raramente mi ero sentito nella vita, non mi sento debole, eppure sono drenato di energia spirituale, tant'è che ho perso quel poco di costanza rimasta in esercizi che dimostravano il mio voler mantenere un contatto con una vibrazione universale luminosa. Affievolisco gli ultimi contatti finché sono nel mio piccolo abisso.

Oggi non ho piccole perle di saggezza nate dalla profonda capacità di conoscermi e sentire la vita. Non ho piccole soddisfazioni, giochetti di parole buttati lì perché mi piace pensare di sapere cosa molti vogliono, non ho piccole verità accessibili a tutti tradotte in comode riflessioni da blog. Scendo dal piedistallo.

Oggi sono solo un piccolo uomo nudo che sorride alle sue paure e debolezze nel suo antro triste. Fosse stato un infermo almeno avrei avuto qualcuno accanto, fosse anche poco gradevole. E si che tutto cambierà, e si che risorgerò e riscoprirò una vita piena e luminosa, e si che la solitudine purifica, e si che è il cammino del mio io... e si, che oggi pesa.

Wednesday, 20 December 2006

Piccole grandi bugie

Le persone mentono. La sincerità è un cammino di conoscenza di se stessi. La sincerità verso se stessi è la base per la sincerità verso gli altri. Mentiamo a noi stessi con facilità. A volte piccoli fastidi o paure ci portano a mentire. Il giudizio sta alla base di questa risposta alle paure. Giudizio proprio o giudizio altrui che sia, abbiamo paura del giudizio. A volte ci vergogniamo di noi stessi, delle nostre debolezze, e inventiamo menzogne rivolte prima verso di noi, affinché possano essere poi rivolte verso gli altri, e bugia chiama bugia, fino a scordarci il vero motivo scatenante. Il miglior attore convince anche se stesso. A volte accumuliamo piccole paure, non le guardiamo, non le osserviamo, finché non troviamo un pretesto abbastanza grande che possa recitare il motivo sufficientemente plausibile per il nostro modo di rispondere con rabbia, rancore, sfogo, accuse, bugie, azioni che non ci apparterrebbero. Se accettassimo di essere umani, se smettessimo di vergognarci di ciò che ci rende umani, se smettessimo di aver paura di aver paura, se accettassimo l'umiltà come forza, se accettassimo che gli altri non sono migliori o peggiori di noi e che spesso giudicano per coprire le loro stesse paure, se riconoscessimo il bambino in crescita nella persona davanti a noi, se riuscissimo a guardarci con gli stessi occhi, se riuscissimo a parlare con sincerità verso noi stessi per gli altri e verso gli altri per noi stessi, allora eviteremmo molto dolore a molte persone, a noi stessi per primi.

Cosa cerchi?




Perché mi leggi?



Forse questa domanda ha in se una grande risposta per te.

Perso

Mi sento perso. Senza volto, al suono di musica stupenda, danzano, e in tutta la mia scienza non ho mai imparato a danzare il loro significato. Non cercheranno di prendermi, confonderanno solo i miei passi, sono solo un'immagine sfuggente di questa perdizione. Non vi è passo che riesca a ricordare per concludere la danza, sono ancora qui e mi sembra di dimenticare la meta. Se mai ho avuto una vera vita, adesso tutti i ricordi sembrano renderla un'illusione. Provo un senso di dannazione, pur non avendoci mai creduto. Sto svanendo, e non come avrei voluto. Non vi è insegnamento oggi che riesca a ricondurmi verso la serenità, sono lontano, confondo pensieri e non questo mi preoccupa, non le piccole follie più che comprensibili che scriverò adesso, perso tra mille universi non miei, sono il granello di fuliggine nei pensieri altrui, mentre la figura di un dio a molti sconosciuto in cui non voglio credere pare divertirsi in questo immenso piano, riuscendo a farmi soffrire dove l'unica vera sofferenza non è la marchiatura a fuoco, non la tortura, non la pelle strappata con minuzia artistica e freneticamente inquieta da deformi ignari bambini che vivono di pensieri inumani, dita veloci come quelle di insetti, non la deturpazione del mio corpo dimenticato, non il piccolo rosicchiare incessante di sorrisi nel cervello, non l'anima sacra imprigionata e luminosa con le palpebre serrate da una sicurezza forte dall'azione lieve e gentile che non ferma la tortura, accettandola in se senza venir consumata. Nulla è puro dolore, intenso o lieve che sia, quanto l'insinuante crudele ansia di pensiero data dal dubbio, inoculato con perizia folle e minuziosità surreale, che non vi sia un termine, che non vi sia un cammino, che non vi sia una personale redenzione finale. Mi viene mostrato ogni passo, vengo nutrito a forza fino a vomitare, e ancora, e ancora, senza mai cambiare, ogni pensiero, ogni sfogo, scritta, riflessione di questi mesi, tutto viene reso inoffensivo, sterilizzato, privato dell'efficacia grazie a questa opera paziente e crudele. Finisco per aver bisogno di credere invece di saper sentire, così, una volta insinuato il bisogno, frantumare il credo è facile. Smetto anche di accovacciarmi sotto l'acqua scrosciante, resto immobile, eretto, non per forza, non per un auto-abbandono dato da superiore comprensione, ma per un annientamento dato da una paura che non ha più nulla da mangiare. La paura di essere perso, senza la paura di ritrovarmi.

Solo per qualche ora ancora, tutto così maledettamente vero.


Tuesday, 19 December 2006

Parlami

Parlami.



Parlami!

Parlami...



parlami

Petali




Desidero deflorare i miei pensieri, ogni petalo che cade rende fertile la terra dalla quale nasceranno i nuovi fiori e le nuove piante. Rinasciamo vergini di noi stessi, mai vergini della nostra anima.

Monday, 18 December 2006

Senza un nome




Senza un nome sei libertà nella verità, senza un nome sei idea senza forma, senza un nome non posso possederti o piangerti. Non posso chiamarti a me.

Grigio




Mi sono svegliato con l'odore di un incubo nel sudore che imperlava la mia pelle. Le persiane chiuse dalle quali filtrava il grigiore di questa giornata. Sono nuovamente caduto in un'altra dimensione. Più cupa, più instabile. Un attore sta interpretando il vero me nella dimensione della mia vera vita, mentre io sono imprigionato in questa scalinata geometricamente illogica, dimensioni spezzate, vite incorniciate dal baratro che rivela la fine dell'illusione nell'illusione. Rinuncio a cercare la via confidando nel mio io, ma il terrore mi assale... se non fosse previsto che uscissi da questo labirinto? Se dovessi abituarmici e arrivare un giorno a credere che questa sia la mia vera vita? Come è crudele cercare di convincere qualcuno a credere in un falso, anche se comodo e condiscendente, quando egli ha il ricordo della verità insita nella profondità più radicata dei ricordi. Questa giornata grigia è troppo instabile e impregnata di un fumo denso di sogni svanenti nel quale ogni movimento lascia un effetto di dissolvenza. Qualcosa accadrà, non posso fare a meno di sentirlo. Vieni a prendermi, ho bisogno di un bacio da un viso vestito solo di luce. Sono fiamma e falena, attendo che tu venga da me per prendere il posto di uno dei due. In quale forma giungerai? Un vento nell'aria, un amico, un evento, una compagna sorridente, una strega pericolosa nella sua bellezza, una carezza che lasci il suo segno, uno schiaffo per svegliare, una parola per fermare prima di muovere, un bacio senza motivi parlati? Sii, vieni da me, qua, in questo mondo grigio nel mondo grigio.

Dal cielo verso il cielo




Sono ogni sfumato fiocco di neve che cerca la tua pelle cadendo lieve, sono il cristallo che riluce posandosi su di te, evapora col tuo calore morendo nel tuo sorriso, lascia un ricordo piccolissimo e vivo, torna anima d'aria nel tuo odore, diventa parte del tuo respiro, entra in te come segreto, vive il tuo sangue come viaggio e cammino, diventa un istante della tua vita, muore nel tuo desiderio e rinasce come pensiero in parola, segno di te libero di accarezzarti prima di volare in alto, lontano dalla terra, lontano dal mare, cielo nel cielo, acqua di vita nell'aria, vive l'universo ed oltre, lontano da te e parte di te per tempi oltre il tuo tempo, per tornare ad essere ciò che è sempre stato e sempre sarà. Te.

Dissolvenza intermittente




Sono ancora qui, il tempo non è ancora giunto, non sono ancora riemerso. I frammenti di questa prigione illusoria che da mesi è antro di allenamento mi preservano dal fuggire, così come dall'uscire libero prima del tempo. Frammenti sempre più piccoli e vivi che donano una vita artificiale penetrante e densa, fatta di persone e situazioni, estremi e rifugi, vita artificiale di emozione che è Calipso per Ulisse, non mi allontanerà dalla vita vera per la quale provo sincero desiderio. Ancora in esilio, penso parole che mi accompagneranno come segno di un passo incancellabile per quello che sarò dopo questa esperienza interiore. Mutazioni di una logica geometrica sconosicuta, dissolvenza intermittente.

Sunday, 17 December 2006

Specchio

Mettendo uno specchio davanti ad un insieme di oggetti che ci appare disordinato, l'effetto di simmetria dato dallo specchio ci offre un senso di ordine. Utilizzando molteplici specchi si ottiene un effetto caleidoscopico, dove l'ordine è superato dalla molteplicità relativa, dove le possibilità si moltiplicano fino a poter raggiungere l'infinito.

Il caos è ordine incompreso. Noi percepiamo solo uno degli specchi, ci perdiamo nei riflessi di tutti gli altri, dimentichiamo di essere l'immagine originale, dimentichiamo il nostro io oltre l'illusione, ci sentiamo confusi perché non sappiamo ritrovare il centro della verità.


Friday, 15 December 2006

Messa in pratica




Secondo anniversario della morte di mio padre. Mi viene chiesto di mettere in pratica ciò che sono e so. Spiritualmente, mentalmente, materialmente, in desiderio, in conoscenza.



Stamattina ho trovato l'auto con il lunotto posteriore frantumato. Vincere la rabbia non per forzatura, ma per profonda comprensione è una difficile conquista, ma quale senso avrebbero la preparazione spirituale e la conoscenza di se stessi se non si fosse poi capaci di mettere in pratica i propri insegnamenti interiori? Ho chiamato il carrozziere, sono entrato in auto, ho inserito il frontalino dello stereo ancora presente, pensando che fosse davvero gradevole ritrovarlo ancora nel suo alloggio, e ho mitigato le onde del mio umore cantando. Ho provato un senso di amore verso quel mezzo che pur ferito mi accompagnava ancora verso la semplice soluzione del problema. Parlare con gli oggetti, non per distacco dalla realtà, ma per trasmettere le proprie vibrazioni, cambia comunque la reazione che essi avranno rispetto alle azioni alle quali sono sottoposti. Con gli esseri viventi l'effetto è ancora più visibile. Povera la mia auto, lunedì sarà nuovamente integra. Ho poi scoperto di avere anche l'assicurazione per la rottura dei cristalli. Che vergogna avrei provato se mi fossi arrabbiato prima di scoprire queste notizie rassicuranti, dal fatto che niente è stato rubato, al fatto che non dovrò spendere quasi nulla. Per fortuna una profonda comprensione ha mitigato le mie onde per farmi mantenere la serenità interiore dell'equilibrio, nonostante una arrabbiatura iniziale rapidamente mitigata che ora volge a sorriso.

Nulla accade per caso. Azione e reazione, il principio di questa esistenza. Questa è una prova offertami dal mio io per la nostra evoluzione. Senza contare il fatto che questa situazione potrebbe forse avermi risparmiato situazioni decisamente più difficili da affrontare, come un incidente che avrei potuto avere guidando la sera di questo fine settimana. Pare invece che il mio fine settimana sarà decisamente più tranquillo.

Qualsiasi sia il motivo di questo avvenimento, sorridere sinceramente per profonda comprensione è una vittoria. Dedico questa vittoria a mio padre, con l'augurio che possa portare evoluzione per entrambi. Sogna sereno, padre mio, sono fiero di essere tuo figlio, in ogni caduta, in ogni vittoria. Grazie.

Padre amato




Per sempre uniti, per sempre liberi.

Due anni dalla tua partenza da questo mondo di illusione.

Una lacrima ed un sorriso, per te che condividesti il tuo cammino con me, per te che adesso mi sogni e sempre continui ad amarmi.

Grazie per ogni parola, per ogni silenzio, per ogni abbraccio, per ogni sguardo, per tutto l'amore, per la vita, per essere stato maestro e discepolo, padre, amico e uomo, per essere esistito, per esistere, per ciò che sono.

Il tuo sorriso sarà sempre in me, come allora, ancora sarà rifugio complice e emozione di amore filiale che sempre mi guidò.

Vivo.


Porto ancora demoni in cattività, cerco ancora la forza di un sincero perdono interiore per la tua partenza, per tutto ciò che ha portato, perché sono riuscito a piangere così poco, perché ho vissuto la morte come passaggio, con serenità, ma al contempo senza abbracciare del tutto la mia umanità. Riuscirò a liberarli, quando riuscirò a dar loro tutto l'amore che chiedono. Sono in me.

Vivo.

Thursday, 14 December 2006

Stanotte vi ho sognati...




Stanotte ho sognato un uomo ed una donna che reputo spiritualmente vicini al mio io in questo periodo. La cosa che mi ha realmente incuriosito è stata il fatto che, come raramente accade, il sogno era perfettamente sovrapponibile ad una ipotetica situazione del mondo della veglia, non vi erano controsensi logici, desideri nascosti, situazioni contorte, semplicemente ognuno ricopriva il ruolo che ha per l'altro nel mondo della veglia, con le stesse modalità. Questo mi ha dato molto da riflettere sul senso di questo periodo di profonda introspezione e solitudine che vivo da mesi. Mi sento realmente a metà tra mondo dei sogni e mondo della veglia, tutto è leggermente sfumato, ma sufficientemente definito, anche gli amici sono solo lievi tocchi sfuggenti, mi lasciano intravedere l'odore della presenza, mi lasciano sentire l'immagine che resta nella retina dopo che l'origine si è già spostata. Eppure sono più sereno. Ancora non è tempo, ma sento che questo periodo sta seguendo il suo corso e sta agendo, il mio io sta seguendo bene il suo cammino. Mi chiedo, se al termine di questo frangente, sfumerò via da questi spazi virtuali. Se vorrò, come sempre dipende da me.

Tuesday, 12 December 2006

Tracce di scelte...




Avrò scelto bene? La mia vita, ciò che faccio, la persona che scelgo di amare, il modo in cui scelgo di vivere, le mie scelte sono giuste? Le grandi domande che accompagnano molti.

Ne sorrido, sono le domande più naturali che possa sentire. Davanti alle grandi domande i grandi maestri non offrono che una risposta: conosci già la risposta.

Non dimenticatelo, siete molto di più di quello che percepite di voi stessi, siete proiezioni limitate di un grande io in evoluzione, proiezioni assoggettate ai limiti di spazio e tempo, poiché grazie a queste illusioni potete porvi le vostre grandi domande ed evolvere.

Possedere una risposta non vuol dire averla compresa. Tutti possediamo la verità, infinito è il nostro cammino per comprenderla, per passare dall'avere la verità all'essere la verità, per conoscere la verità dopo aver imparato a sentirla.

Ci priviamo per nostra scelta della profonda capacità di sentire oltre le illusioni affinché ci sia permesso da noi stessi di allenarci, di ricostruire, con forte emozione e percorso di purificazione, la capacità di sentire e comprendere, ricongiungere conscio ed inconscio, ritornare noi stessi arricchiti di esperienza, evoluti e pronti per un successivo passaggio evolutivo.

Davanti alle vostre grandi domande ricordate che il vostro vero io ha scelto il cammino che state percorrendo, non abbiate quindi timore delle risposte, ogni cosa nella vostra vita è per vostra stessa evoluzione. Se cercate di comprendere se le vostre scelte vi porteranno alla felicità non imparerete mai a rispondervi. Le vostre scelte vi porteranno sempre all'evoluzione. Non esiste la scelta giusta per essere felici, non esiste la persona giusta da amare per essere felici, non esiste la vita giusta per essere felici. Queste utopie vi allontanano dalla vera comprensione della vostra vita. In ogni scelta siete voi stessi che portate felicità per voi e gli altri se lo desiderate. Siete liberi di cambiare le cose in ogni momento. Come nei sogni siete voi creatori e fautori di ogni cosa, anche se lo dimenticate. Ogni scelta porta una situazione nella quale potete scegliere di essere felici. Potete scegliere di cambiare la situazione se preferite. Dipende dalla vostra capacità di sentire le risposte, di vedere le infinite possibilità e scelte. Maggiormente aumenta la vostra capacità di sentire, maggiormente si amplia la vostra vista interiore, la quale vi permette di scorgere sempre più ampiamente le possibili strade che ponete davanti a voi. Imparate a perdere l'attaccamento all'identificazione nell'io esteriore, in caso contrario vi perderete il meglio voi, limiterete la vera visione di voi. La privazione è spesso il guadagno di qualcosa di più grande.

Se avete paura ricordate che tutto questo è un sogno e che prima o poi vi sveglierete, ricordate che tutto è illusione ed è vostra creazione. Adesso avete solo il potere di trasformare. Non sottovalutatelo, è uno strumento estremamente potente. Vi darà fiducia in voi, farà cadere l'ansia per le vostre grandi domande. Vi renderete conto che le vostre grandi domande sono segni delle vostre illusioni, imparerete a perdere le vostre grandi domande della vita materiale e vi concentrerete sul vivere con presenza, senza perdere attimi preziosi, assaporando ogni momento, senza proiettarvi nel passato o nel futuro, godendo di gioia e dolore, profondamente, per tutta la durata del sogno. Imparerete a conoscere i veri desideri che si celano dietro ai desideri che vi portano le vostre grandi domande della vita.

Buona vita!


"Questo è un test per scoprire se hai compiuto la tua missione sulla Terra.

Se sei vivo, la risposta è no."

Richard Bach

Digiuno




Una giornata di digiuno per purificare spirito, mente e corpo. Un digiuno che è sforzo e non forzatura, la privazione dal nutrimento corporeo in favore del nutrimento spirituale. Il distacco dall'identificazione nell'io esteriore per un maggior contatto con l'io interiore.

Saturday, 9 December 2006

Scelte




Nei miei sogni mi piace pensare che un saggio abbia una volta detto: "Davanti all'uccisione del tuo fratello potrai scegliere se inseguire l'assassino in cerca di vendetta, dato che non puoi resuscitare chi muore, o restare vicino al corpo del tuo fratello, affinché la sua morte possa essere un passo sul cammino della tua salvezza."

Iracundiam qui vincit, hostem superat maximum
Chi vince l'ira, supera il più grande nemico

Allo stesso tempo c'è chi afferma che il male del mondo non sta in chi compie azioni malvagie, bensì in chi lascia che queste azioni vengano compiute.

Chi ha ragione? Non chi cerca una risposta assoluta. C'è chi non cerca l'assassino del suo fratello per vigliaccheria e non per una profondità ispirata dagli insegnamenti che a loro volta ispirarono il signor Mahatma Gandhi. C'è chi è eroe nel preservare la bellezza del mondo dalla violenza di chi esprime la sua lotta interiore distruggendo ciò che incontra sul suo cammino travagliato. Bene e male sono illusioni, così come le persone cattive sono solo persone che soffrono e nemmeno lo sanno. Ogni scelta è da considerarsi nel contesto soggettivo di chi la intraprende, da quello che è il suo cammino in quel momento, da chi realmente è egli stesso e quale è la sua verità. La stessa scelta in momenti diversi della sua vita avrà valori diversi.

Ascolta il tuo cuore, egli ti guiderà sul cammino che porta verso te stesso.

Friday, 8 December 2006

Città




Credo che presto comincerò a diffondermi nuovamente in questa città. Da mesi la posseggo così poco, da mesi non ho più fatto l'amore con questo spazio che mi circonda, con le sue strade, con le figure della notte, le persone senza maschere, o con maschere distorte, gli amici, gli sconosciuti, che si confondono in danze fatte di passi lenti e parole lasciate libere di diventare vento, tra risate che tutti coinvolgono a silenzi che tutti osservano. Ancora, però, non è giunta l'immagine del risveglio e della salvezza. Ancora non è terminato il processo di discesa, mutazione e purificazione in me. Rileggo la mia preghiera alla solitudine. Mi preparo per sopportare altra pressione spirituale. Mi accorgo di sviluppare pensieri sempre più illuminati ed azioni sempre più corrotte, nel comportamento, nelle parole, nel modo di vivere. Vivo concentrati e sovrapposti i periodi in genere consequenziali di corruzione e rinascita. Mi chiedo quale meraviglia e meccanismo il mio io stia sviluppando. Mi domando da dove provengano realmente queste profonde onde di oppressione che ricordano e provocano un dolore lento e grave.

Mia città, cornice e quadro, teatro di emozione e follia, labirinto di pensieri, prigione di libertà, stretta accoglienza per l'anima, larga immagine di molteplici particolari per la mente, equilibrio di eccessi per il corpo, rifletti me stesso ed in te vivo. Chiamami a te, manda la tua immagine. Ci sto aspettando, entrambi. Partirò quando le tue luci doneranno l'amato violaceo colore alle nuvole indistinte nel cielo. Partirò da questo rifugio doloroso e verrò senza pretese a vedere se il tempo sarà giunto, se mi avrai aspettato con doni e parole. Aspettami, sto arrivando, arriva, ti aspetto. Nelle tue strade notturne rubate all'emozione di sottofondo che accompagna ogni sogno inquieto camminerò con le immagini del ritorno.

Thursday, 7 December 2006

... vento ...




Vento, sorprendimi, giungi qua dove sono, dove nessuno crede che tu possa arrivare, in questa gola dimenticata, investimi con impeto, preannunciati con lievi carezze e poi toglimi il respiro. Portami via. Io sono il vento e devo imparare a respirare, per divenire vento di cambiamento, per divenire quel vento al quale anelo.

Wednesday, 6 December 2006

Vieni con me




Vieni con me, ti porterò ad ascoltare la voce dell'universo.

Ti farò sedere in un prato in collina, ti farò premere fortemente le mani sulla terra, come un bambino le premerebbe sulla madre per sentirla, con gli occhi chiusi ti farò ascoltare i suoni oltre i suoni, di ogni essere visibile ed invisibile intorno a te, e comprenderai una musica nuova per il tuo spirito. Ti farò respirare veramente l'aria che respirerai, sentendone l'essenza fluire in tutto il tuo corpo, abbracciare in una danza l'energia della terra in te, prima di fuggire con un sorriso, pronta a continuare il suo ciclo di trasformazione e vita. Per ogni odore che porterà con se un ricordo di bambino. Ti farò assaggiare la tua stessa pelle e scoprirai che non ne avevi mai realmente conosciuto il sapore. Ti farò vivere le vite nella vita e quando aprirai nuovamente gli occhi la tua vista saprà guardare molto più lontano e più profondamente. Saluteremo con rispetto e riconoscenza quel luogo e la madre intorno a noi e torneremo a ricominciare la vita continuando la vita.

Tuesday, 5 December 2006

I want out... good night.

Il filosofo, il pensatore, il comico, il travolgente, il timido, l'impacciato, l'amante, l'amico, il tenebroso, il bambino, il vecchio, il parlatore, troppi da contare, tutti insieme gridiamo di voler uscire da qui. Sono mesi che siamo rinchiusi qui. Solo il sognatore resta in silenzio ad occhi chiusi. Egli sa che l'uscita arriva come la felicità, senza che la si desideri. Al momento giusto.

La perseveranza e l'attesa silenziosa permettono ad una tenera piantina di spaccare l'asfalto.

Non sono restato in cima alla montagna. Sono sceso a valle perché lì è l'esistenza che scelgo continuamente. Adesso sono Narciso in testa e Boccadoro in vita. La montagna sacra è il cammino che porta ad essa. Senza quel cammino la montagna sacra perde la sua sacralità, il rito, il senso.

Sono circondato da figure sfumate che correndomi accanto mi sfiorano ridendo ed ognuna lascia un'emozione... e nessuna è lì per restare, perché io stesso non sono lì.

Tutto questo è mia scelta. Adesso è tempo di comprenderla.

Sono già fuori, da sempre, nel rinunciare al mio io posso infine ritrovarlo libero, in ogni goccia di pioggia, in ogni germoglio, in ogni essere, in ogni cosa.

Ma non è ancora giunto il tempo.

La dinamicità invisibile agli occhi è frutto della presenza di un io umile che si preoccupa di permetterci di vivere. L'operato del verme della terra è invisibile a coloro che assaporeranno la vita che da quella terra nascerà.

Sono stanco. E' tempo di dormire.

Al momento giusto potrò rivivere l'emozione e l'insegnamento del "sasso e il bambino". Non mi riferisco ai sentimenti. Per quello c'è tempo. Mi riferisco alla sintonia interiore col mio io.

Opinioni

Non accettare le altrui opinioni è il modo più lampante per dimostrare di non credere realmente nelle proprie.

Monday, 4 December 2006

Innato




A volte ho sognato mia figlia. Non è ancora nata e forse non nascerà mai, ma è vera quanto me, perché innato è il sorriso che ho trovato al mio risveglio sul mio viso. Ho sognato questa meraviglia, un angelo con un visino tanto dolce e vivo da commuovere, due occhi immensi e vivi, così desiderosi di risplendere in mille immagini, di assaporare ed assorbire tutto ciò che possono, oltre le immagini stesse. Ho sognato di andarla a prendere a scuola e di riempire la giornata col sorriso che mi regalava vedendomi, di portarla a vedere il mare dagli scogli. Mentre la sorreggo sulle mie spalle lei si illumina di cielo. Un viso estasiato e felice che osserva un cielo estasiato e felice, un mare tanto grande che solo lei può comprenderne lo spirito e sentirne la voce antica e saggia. Gabbiani e lei apre le braccia. Rido ed è ora di andare, mamma ci aspetta. Ricorda piccola mia, questo che vedi è il mare, è un'illusione ed è bellissimo. Quando farà più caldo ed il sole donerà alla tua pelle il colore della terra, questi occhi meravigliosi splenderanno di luce, allora ti porterò nel mare, per adesso scambiatevi una promessa. Mille distrazioni la mia piccola, mille strade che percorre tutte insieme, la meraviglia in ogni sguardo mentre osserva il paesaggio. Un cuore grande che imparerò a lasciare libero, e curerà i miei errori, perdonerà le volte in cui mi lascerò trascinare nella vita e, stanco, non saprò regalarle un sorriso abbastanza grande per farla sentire amata, e perdonerà le volte in cui saprò essere severo, ed imparerò ad essere forte e a non proiettare me in lei. Tornare a casa e stare con lei. L'ho sognato tante volte. Raccontarle il mio mondo ogni sera, fino a vederla dormire al suono della mia voce. Cantare con lei, cantare per lei, e commuovermi. Sua madre sulla porta, un sorriso che solo una madre conosce. Crescere ad ogni suo respiro, mentre dorme dolcemente e sogna la sua vita.



Sono solo sogni, e sarà diverso, difficile e meraviglioso se mai accadrà. Ma già ora so che se veramente vorrò donarmi a lei e regalarle il mio mondo dovrò imparare ad essere felice anche se non lo farà suo. Io non dovrò mai desiderare di continuare a vivere in lei, non sarà mai il mio biglietto per l'immortalità. Sarà mia figlia. Forse è pura suggestione, ma ogni volta che la sogno mi sembra di sentire cosa significhi amare.

L'amore per un figlio è innato e può essere messo a tacere, distorto, violentato e rinchiuso, ma non può essere ucciso. E' l'unico amore che sappia sempre vincere sull'amore per se stessi se lasciato libero, è l'unico amore che sa cullare ogni altro, sa accarezzarci e guidarci mentre cresciamo, bambini nell'amore.

Non insegnare niente a tuo figlio. Accompagnalo ad imparare, poi impara ad osservarlo imparare, quindi impara ad amarlo senza desiderarlo. Avrà sempre qualcosa da isegnarti. Non arrabbiarti se il mondo sembra plasmarlo diversamente da come tu vorresti plasmarlo. Né tu né il mondo ci riuscirete se imparerai a donargli la libertà. Cantagli il tuo mondo per farlo addormentare, il tuo mondo sarà più vivo. Accetta di donarti a lui e non sperare che faccia il contrario accettando i tuoi pesi e i tuoi carichi. Non avere paura di sbagliare, lo perdonerai sempre, anche quando urlerà di odiarti, impara allora a perdonare te stesso, sarete entrambi su un cammino per crescere. Sarà tanto vicino a te quanto più il tuo abbraccio sarà aperto e libero, incapace di trattenere e sempre pronto a consolare. Donagli la libertà. Non aver paura di scegliere l'equilibrio tra amore dolce e severo, purché tu non menta a te stesso ed a lui quando dovrai spiegare i tuoi no. Sappi essere presente, maestro di disciplina quando ti vorrà come maestro, abbraccio immenso quando cercherà un posto chiamato casa, sincero nel cuore e nelle parole quando cercherà un amico. Gioisci della magia dei vostri sorrisi e delle vostre lacrime. Sii sincero per imparare a donare libertà. Sii ciò che vorresti che fosse, sarà lui a decidere come essere rispetto al tuo esempio. Ridi con lui, tantissimo. Non dare mai un nome al tuo amore.

Adesso dimentica tutto questo e apri la tua mente ed il tuo spirito: amare un figlio è innato.

Io sognerò ancora mia figlia ed ogni volta mi regalerà un sorriso che porterò dai sogni alla veglia.

Friday, 1 December 2006

Light & Dark

La mia seconda essenza prominente ultimamente ama esprimersi in lingua inglese, come quando compone voce in musica. C'è poesia. E la sua paura. La abbraccio diversamente, a volte sa sorprendermi.

Innocence

She slowly touches imagining lost innocence, her skin excited and red, prohibited flavour is so intense, she doesn't dream sweet love, but softly hidden violence.

Was I sober in the end?

Why can't we sleep forever? Why do we dream each other? Why is the truth so clever to hide behind every brother? I dream what I want... I want what I dream...

Visioni

Visioni di sabbia azzurra in deserti di piume nere, brucianti sfere d'aria in mari di respiro rubato, e il cielo distorto dalle onde lontane mentre cado in alto.

Limite di profondità

Il modo più efficace per limitare la comprensione profonda di qualcosa consiste nel giudicarla banale.

Limite di comprensione

Quando credi di aver detto tutto quello che volevi dire stai limitando la tua possibilità di dire qualcosa.

Stai forse dimenticando il principio delle onde nel principio della spirale? Passi sempre dagli stessi punti, ma a diverse altezze, con una visuale diversa.

Tuesday, 28 November 2006

Day & Night

Il giorno è fatto per affrontare la vita, la notte per viverla.

Wither

Ebony golden scars touch
Veins covered with petals
As red as her inner blood
Hidden to her perception
The scent of deep desire
Gently caresses her skin
She moves in brightness
So solitarily pure her lust
Shivering line is her body
Poetry her hands conceal
I'm the cold shaking child
Behind her velvet throne
Joint hands keep shelter
With every single breath
Her body praises up high
I feel her taste unspoken
Unable to leave eternally
She is my river and I flow
Her pleasure is my lymph
As dew on autumn leaves
In my loneliness I see her
In my memories I feel her
To the ground I crumbled
While I weep she withers

Monday, 27 November 2006

Tradizione romantica

Non amo le maschere. Amo una sincera raffinatezza romantica. Non è lo sfarzo che affascina, bensì i piccoli gesti. Le mie movenze sanno essere gentili, senza essere altezzose. La galanteria è vissuta come piacere personale. Non vi è porta che non apra volentieri per una dama che abbia accettato un mio invito, ma non vi è porta che apra solo per formalismo. Non spendo soldi che non possiedo per far felice una donna, ma sono sempre felice di offrire ciò che sinceramente desidero offrire, con personale appagamento. La raffinatezza è un'arte di equilibrio, una gentilezza galante e sincera. Non mi interessa un ambiente esclusivo, preferisco un ambiente accogliente con cura per i particolari e amore per la qualità. Adoro modellare i miei ambienti ad immagine e somiglianza di un romanticismo vivo e ponderato, prepararli con minuziosità attenta e non paranoica, curare i particolari con gusto senza che essi raccontino di me diversamente da come sono. Mettere a proprio agio sapendo unire eloquenza galante e gioco romantico ad una confortevole liberà di espressione, la verità aperta alla raffinatezza dell'esposizione e della presentazione. Giocare con sensualità mantenendo viva una tradizione romantica che sento vicina al mio modo di essere vero. Saper scegliere i tempi giusti per ogni cosa, mutare il proprio aspetto e modo di essere senza mai mascherarsi, sviluppando una naturale poliedricità che non violi la verità personale, variare con presenza e libero controllo simpatia e serietà, modi di espressione e sguardi, gesti e giochi. Una sincera tradizione romantica lasciatami in eredità.

Sunday, 26 November 2006

Paura di dormire




Hai mai avuto paura di dormire? La stanchezza che stringe come una morsa a due punte sulla base della nuca, gli occhi che bruciano sotto i colpi di mille invisibili scintille incandescenti, le estremità delle labbra sempre più insensibili, lentamente anestetizzate dalla negazione dell'unica soluzione. Sei già in un brutto sogno, alimentato dalla solitudine, tenuto vivo grazie alla tua stessa energia alla quale attinge copiosamente, indebolendoti. Come droga vampirica più ti consuma e più forte è la paura per quel passo, l'unico che possa liberarti dal suo controllo sempre più stretto. Non vuoi dormire, hai paura che il brutto sogno diventi sogno nel tepore del riposo, che l'incubo lento e poetico dei tuoi pensieri cessi di avvizzire il tuo sorriso rendendo evanescenti e lenti come una danza triste i tuoi movimenti. Cerchi musica dai tocchi lontani, che ti accompagni in questa discesa, l'uscita è ovunque, per questo resti immobile. Ormai sono mesi che non dormo dentro. Sono sempre fermo nella stessa immagine, di fronte a troppe uscite mascherate da muri, di fronte a troppe soluzioni che si sgretolano in sabbia al mio tocco. Più tendo la mano, più divento piccolo. Più mi guardo in giro, meno muovo la testa e gli occhi. Più ascolto il pianto di un dio, più temo quello di un diavolo. Più cammino più mi accorgo che faccio scivolare il mondo sotto i miei piedi, e tutto l'universo ruota intorno, mentre io resto immobile. Più grido, più la mia voce diventa un canto flebile. Mi fermo, non faccio più nulla. Non cambia più nulla. Se mi sveglierò non riuscirò ad aprire gli occhi, i movimenti si perderanno nel fumo della luce che brucia le palpebre ed io sarò anima viva in un cadavere ancora caldo. Immenso sforzo per restare aggrappato sulla soglia della luce, mentre i sogni neri cercano di tirarmi a loro, inebetendo il mio sangue. Non riuscirò, e meno mi abbandonerò, più doloroso sarà lo sforzo, più angosciante il fallimento. L'urlo sarà folle, crudele l'inganno, sognerò il suono del mio stesso grido, ma resterà bloccato nelle pareti della dimensione da cui arriverà, ed immaginerò le mie labbra ferme e la mia bocca muta. Urla, muovi, molla. Muovi, urla, abbandona. Dimentica. Dormi.

Friday, 24 November 2006

Ascoltami, ti sto ascoltando

Non ho mai creduto di aver bisogno di qualcuno per essere completo. Non credo nelle risposte tanto quanto creda nelle domande. Donami le tue domande, lotta e gioca con me, donami il piacere di condividere tacitamente un tocco senza sporcarci. Che sporca è la mia anima, perché per pescare tesori ha imparato ad immergersi nel fango, ha imparato ed essere matura come la spiga di grano che china il capo senza flettere la sua rettitudine, ha imparato a scendere negli abissi per vivere. Gioca con me, è un gioco fatto di rapidi sguardi fugaci tra sconosciuti, linguaggi non raccontati, il vero piacere del silenzio. Quanta spiritualità nel silenzio. Quale sublime comunicazione attraverso il silenzio. Gioca con me, stai cercando qualcosa. Piroetti nella vita tra sorrisi e visi fieri, dove corri, meravigliosa? Quanto ti rendi affascinante col tuo modo di dipingerti e trasformarti. Perché credi che abbia infine cercato una luce oltre la luce? Ti ho vista in mille volti, ti ho trovata cento volte, dopo aver smesso di cercarti fuori di me, sei stata i miei errori più belli, tra tanti che mi hanno visto arrivare qui. Un cuore luminoso nato per cercare un mondo limitato in cui crescere. Quanti meravigliosi errori, quante piccole e grandi follie. Tu c'eri quando ho camminato solo nelle notti di questa città, c'eri quanto ero solo dentro, con così tante persone intorno, ci sei adesso che sono scomparso e tenui fili tengo flebilmente tra le mani per ricordare una via del ritorno. Sei il ricordo irrisolto che mi permette di tornare ogni volta che salto. Sei il legame con questa vita. No, non sei l'amore. Non sei il desiderio. Quello l'ho consumato così tante volte, pur contro me stesso. Quante volte ho adorato l'odore dei baci sulla pelle, ma tu non eri lì, quante volte ho sentito un sudore non mio bruciare in un abbraccio di gambe, quante volte mi sono perso in un istante inebriato dall'odore di incensi pregiati, confuso dalla luce di decine di candele. Una bottiglia vuota sul tavolo, il divano letto aperto nella stanza, cuscini ricamati gettati a terra come rito di un gioco, segnale felice, le risate dolci di una donna che volano accarezzando le lingue di fiamma di ogni piccola candela, la cera che crea le sue fragili meraviglie, con la costanza della lenta pazienza, i riflessi di ogni ombra, lo sguardo che viaggia come foglia al vento tra le sfumature dei corpi, la follia di ogni gesto, il suono del respiro, i pensieri che sfuggono, il calore che muta in colore, le sensazioni che scivolano e giocano in vortici, le tende chiuse in un'altra notte d'amore. Tu non c'eri. Non ho mai tradito una donna. Non ho mai tradito un amico. Non ho mai avuto l'occasione di tradire te. Ti canto quando cammino e la gente a volte smette di far finta di nulla. Ti canto quando non mi ricordo di te, come se la musica potesse aiutare a ricreare quell'immagine sfumata. Ti canto e non so quando ho cominciato, ma in fondo, non so nemmeno chi sono. Ascoltami, ho qualcosa da raccontarti. Ma prima ascolterò te. Se sei qui, desideri qualcosa.

Thursday, 23 November 2006

Perdono




Il vero perdono è una meta molto alta. Il vero perdono prevede la forza della vera umiltà. Nel perdonare spesso ci sentiamo superiori, come se facessimo una gentile concessione rispetto ai torti subiti, come se incarnassimo il bene che perdona il male. Ma bene e male sono illusioni e tale forma di perdono è pericolosa, in quanto attiva zone d'orgoglio e giudizio. Il vero perdono è un atto che non prevede il perdono inteso in senso comune. Prevede invece una profonda comprensione della natura degli avvenimenti, dove chi ci porta sofferenza è figura del nostro cammino per la nostra evoluzione. Gli eventi esterni non hanno potere che non venga loro concesso. La vera vita è interiore, il modo in cui reagiamo agli eventi è il potere che conferiamo loro. Il vero perdono prevede di abbracciare la sofferenza con profonda sincerità e comprensione, imparando a liberarla, imparando a fortificarsi senza indurirsi. Il vero perdono ci insegna a vivere con sincerità i sentimenti, senza negarli, senza rinchiuderli. La rabbia sia libera affinché possa facilmente trovare il suo equilibrio, non sia incattivita, non diventi rancore e risentimento. Non porti, la sofferenza, a compararsi con le cause, non porti a giudicare noi o gli altri reciprocamente superiori o inferiori, non porti a limitare la vera natura degli avvenimenti assegnando dei ruoli. Il vero perdono non prevede la prostrazione stolta mossa dalla paura e dalla mancanza di solidità, il vero perdono non prevede di farci assumere il ruolo di salvatori, farci credere anime luminose capaci di risollevare le sorti di chi ci arreca sofferenza. Offuscata è la vista di chi si proclama salvatore del prossimo. Saggio è colui che comprende la libertà di ogni essere, la libertà del cammino di ognuno, le trame che si intersecano, sfiorano ed uniscono, oltre la limitata comprensione della vita materiale. Saggio è colui che offre aiuto a chi lo chiede sinceramente. La sofferenza non è solo quella provocata intenzionalmente da azioni atte ad arrecarci dolore, ma la stessa sofferenza che coloro ai quali siamo mentalmente e sentimentalmente legati provocano loro stessi è motivo di dolore per noi. Anche questa sofferenza necessita del perdono, poiché cieco è chi non comprende che anche essa genererà rancori nascosti se non liberata. Libero è il cammino di ognuno, saggio è colui che rispetta questa libertà, e accetta con profonda comprensione le scelte dei cammini altrui, accetta quindi di non agire negli altrui cammini senza essere invitato. Le richieste di aiuto, l'invito a intersecare in nodi di congiunzione le trame vitali, non sono da ascoltare con sensi umani, ma con il profondo sentire. L'aiuto agli altri può essere donato da chi ha perdonato se stesso e gli altri, da chi ha la forza dell'umiltà sul cammino della conoscenza di se. Il vero perdono è un atto di sincero e vero equilibrio interiore ed universale, mosso dalla vera forza dell'umiltà.

Non sei dea

Non sei dea, non sei incanto da venerare, non sei idea o icona da idealizzare, non sei simbolo di un desiderio o raggiungimento di un traguardo, non sei l'amore eterno né l'eterna felicità, non sei colei che avrei sempre voluto, non sei colei che per certo sempre vorrò, non sei perfetta per me, non sono il reciproco per te. Sei vera, e se vorrai camminare accanto a me, camminerò accanto a te per quanto vorremo. Non ti prometto nulla, non ho doni eterni, ma solo istanti presenti, vivi e sinceri, in cui donarmi a noi.

Così mi auguro di vivere la rinascita del cammino con qualcuno, chiunque il vero io di entrambi decida che sia, quando sarà.

Adesso cerco di ritrovarmi.

Dualismo circolare

Narciso nei pensieri, Boccadoro nel cuore.
Boccadoro nel cuore, Narciso nei pensieri.

Wednesday, 22 November 2006

Ricordi

Ne adoro l'odore

Lasciami

andare

Adesso


Treni paralleli

Andava ogni giorno a vederla. I solchi pesanti nel viso, segni di un tempo che graffiava via la pelle, come onde di vento tagliente, un passato che cercava di artigliare l'uomo verso di se. Il vecchio e la sposa. Lui, di nascosto, con occhi pieni da bambino e la bocca di siccità nascosta tra stoppi di bianchi orgogli. Non è una favola, non ha un lieto fine. E' l'angoscia infinita del ricordare. Il vecchio, perso nel mondo, ricordò perché era venuto al mondo ancora, perché aveva resistito. Per lei. Due passeggeri su due treni affiancati che si scorgono per un istante. La magia di un'eternità nascosta in un attimo. Poi uno dei due treni accelera. Un uomo si accorge di essere solo, il vagone si è svuotato. Il treno acquista velocità. I paesaggi cominciano a farsi indefiniti ed onirici. Il treno accelera. L'uomo non si preoccupa della barba crescente, delle macchie sulle mani dove poggia il mento, mentre con sguardo assorto non bada alla follia che fugge e avvolge fuori dal finestrino. E' perso in una sola immagine. Poi nulla. Fino al risveglio dopo una vita nell'oblio delle strade. Il ricordo i lei. Il ricordo di un se stesso lontano. Andava ogni giorno a vederla e le portava dolci parole e fiori, senza farsi vedere. Per lei aveva perso se stesso e di lei conosceva solo un attimo. Andava da lei ogni giorno, e si sedeva sul marmo lucido ad osservarne il volto. Se ne era andata così, presto, senza perdere la sua giovinezza lentamente in una vita. Il suo treno era rallentato e si era fermato all'ultimo battito di un cuore prematuro. Ora riposano su colline che si scorgono da lontano. Per sempre passeggeri di due treni affiancati che si scorgono in un istante eterno. Ma fu solo lui a scorgerla, fu sua l'illusione ed il miracolo. E mai potrà essere smentito in lui adesso. Illusione eterna.

Tuesday, 21 November 2006

Purifica

Purificami, solitudine, rendi vulnerabile il mio cuore, amplifica i miei sensi, affinché muovano con facilità le emozioni, raccontami delle lacrime, falle nascere con pienezza, cancella il mondo dal mio universo per un istante, affinché io possa sentire il suono di queste gocce di rugiada che raccontano l'anima, lacrime vere.

Purificami, solitudine, affinché io possa rinascere forte in un nuovo universo, insegnami a perdermi, affinché possa amare, insegnami a ritrovarmi, affinché possa vivere, raccontami di bellezza e poesia, affinché io possa essere vero. Permettimi di donare bellezza, insegnami a riceverla, a trovarla in ogni essere, in ogni verità.

Purificami, solitudine, affinché con gioia lontana io possa scrivere di questa notte che tutte ricorda e nessuna possiede, insegnami ad imparare, affinché possa crescere, non farmi mai maturare, affinché io sappia sempre rialzarmi dalle cadute con spirito fanciullo, nuovo e privo di orgoglio.

Purificami, solitudine, donami occhi nuovi nei miei occhi, ricordami come provare meraviglia per il mondo, liberami dalle paure e dal giudizio, insegnami ad afferrare la mano di chi la tende, a rispettare chi la ritrae, ad amarmi per amare, ad abbracciare il bambino che sorride in me.

Purificami, solitudine, per rendere vero questo passaggio nell'esistenza, insegnami ad amare questa vita, figlia e madre, a non rubarla, a liberarla, a non avere paura di lasciarla libera e salutarla, insegnami a non temere la morte, ad essere senza bisogno di avere, a vivere ed essere vissuto da tutto.

Purificami, solitudine, donami la forza di imparare la pazienza dell'attesa ed i silenzi che fanno bruciare la mia anima. Insegnami a conoscermi, poiché è il cammino verso la verità. Lascia che io evolva affinché la mia anima possa amare se stessa. Insegnami la sincerità, la forza degli errori, lascia che io impari ad amarli affinché accettino di essere miei maestri.

Purificami, solitudine, affinché io possa imparare a ricongiungermi con ogni me stesso, ad accettare ogni mia vita, ogni mia esperienza. Donami la forza della verità, affinché non debba mai chinare il capo per paura, insegnami a chinarlo sempre per umiltà e rispetto. Permettimi di ascoltarmi, insegnami ad ascoltare. Permettimi di ascoltare, insegnami ad ascoltarmi.

Purificami, solitudine, purifica il mio spirito, la mia mente, il mio corpo, il mio desiderio e la mia conoscenza. Purificami, verità, insegnami a morire e rinascere. Purificami, mio vero io, perché credo in te.

Onde di palmo




Faccio dei massaggi meravigliosi. Alle persone giuste. Alle persone che mi permettono di sentire la loro interiorità. A tutte quelle donne che accettano il contatto. Molte ragazze dicono che dovrei farlo per professione. Anche alcune delle ragazze che lo hanno vissuto legato ad una sensualità diretta ed esplicita. Una delle tante professioni suggeritemi. Non mi interessa, grazie, ho scelto quella che meno presentemente raggiungo, sono terribilmente indietro con gli studi, ma non rovino la sacralità delle passioni personali tramite il lucro, col rischio di perderne l'essenza soggettiva. Il massaggio può essere vissuto come comunicazione. Non è solo la trasmissione di un contatto, che sarebbe unidirezionale, un controsenso all'essenza stessa, è, invece, una piena comunicazione, quindi bidirezionale, tra il ricevente e l'offrente, che, inconsciamente, per un massaggio vissuto con interiorità, si scambiano continuamente di ruolo fino a fondersi. Segreto di un mio buon massaggio? Sentire la persona. Sentire la sua interiorità, unirla alla mia e riproporla nelle onde del palmo, nel musicare delle dita, nell'adattarsi del dorso delle mani. Imparare a sentire le onde del ricevente, sintonizzarsi con la loro frequenza, individuarne naturalmente il disequilibrio e trasmettere delle onde correttive. Niente di metafisico, semplice capacità di vivere le sensazioni. Lo stesso offrente prova piacere tramite le mani, riesce a percepire sul suo proprio corpo le variazioni e le vibrazioni del piacere, le sue onde. Fai un massaggio come se lo stessi facendo ad entrambi. Vivi con luminosa sincerità la tua interiorità, riscopri la sensualità del contatto e abbatti le barriere con l'energia. Che la persona che riceve le tue onde di palmo possa sbloccare la sua mente e il suo corpo e tramite le onde di piacere ritrovare sintonia con i propri desideri, con la propria interiore sincerità, ritrovando amicizia col proprio io, entrando in contatto con lo spirito. Preme il palmo sul collo, per sentire la pelle e farla sua, si modella il corpo sotto le mie mani, mari calmi e tempeste, pioggia estiva e neve, danze di fiamme ed incendi purificatori, foglie d'autunno al vento, grandine impetuosa dell'inverno, oceani immensi e profondi, mani divine che plasmano il mondo, riscoprono i fiumi di energia riportandoli alla luce, addolciscono le montagne col potere del vento, modellano le vallate con l'adattabilità dell'acqua, purificano la terra con l'evanescenza bruciante del fuoco. Onde capaci di vivere in un punto infinitesimo e di espandersi sul mondo intero, onde che viaggiano rapide lasciando il loro ricordo come vibrazione corrente, reti di pensiero sulla pelle, lampi di luce ed ombra che risvegliano i sensi, danza e gioco. Adoro risvegliare i centri energetici di una ragazza. Specialmente se dopo potrò dissetarmi alle fonti rigogliose che rivelo, riportando mari su terreni secchi, donando mia energia per la sua energia, mettere in circolo la loro unione. Sento già la mancanza dell'odore degli incensi i cui fumi accarezzano l'odore dei baci sulla pelle. L'odore più sensuale che abbia mai conosciuto.

Monday, 20 November 2006

Vapore, rugiada e fiamma

Un piccolo gioco di grande valore. Un desiderio incarnato in una compagna. Una donna, un simbolo, un desiderio, un confronto, un'emozione, il tocco della passione. Se dovessi immaginarti incarnata in una compagna. Mi ricordo di te. Lascio che l'acqua calda scivoli sulla mia testa creando strade sulla pelle, l'insieme si divida in trame, disegni, vene di rugiada dal tocco di fuoco. Resto solido, in piedi, rilassato nella mente, accompagno il piacere del vapore con la nebbia dei pensieri. Dimentico il corpo tramutandolo nell'idea del piacere, il corpo immobile dimenticato sotto lo scorrere vitale dell'acqua infuocata. Occhi cerulei, il taglio di regali trame dai ricordi orientali, forte, vivo, lo sguardo di una regina dimenticata, la profondità di un oceano tremolante di nuova vita in ogni riflesso, in ogni impercettibile cambiamento. La pelle chiara, delicata, la luce della luna in chiaroscuri da percorrere con lo sguardo trasognante di viaggi in mondi sconosciuti, il naso piccolo e definito, la linea decisa nella dolcezza dell'insieme, forte ed umilmente minuto nella sua fierezza, scendere, lentamente, per assaporare ogni passo, giungere alle labbra, allontanarsi un istante e perdersi in quel mare nero di arabeschi donati da neri filamenti di lucente splendore, un gioco di mille vedute, veli che giocano con le immagini, mossi da brezze delicate come il soffio di un amante invisibile, giocano con illusione e realtà, incantando i ricordi, lisci filamenti di oscuro splendore, neri come la notte più desiderata, scivolano sulla pelle, rivelano nuovamente le labbra, la bocca piccola, labbra piene di colore, morbide, capaci di tramutare la sensuale serietà del loro riposo in sorrisi che giungono come benedizioni pagane di sole tra nuvole di tempeste estive placate dal loro caldo impeto, baci come venti tiepidi che preannuncino la forza intensa che muove i laghi e li anima in danze di incanto spaventoso. Le linee dolci e vive, che si muovono in sensuale danza dove ogni istante porta il ricordo del precedente scivolando in movimenti di lenta magia avvolgente che incanta la vista con miraggi. Il respiro che rivela da origini sconosciute una voce che conosce tutto il tempo del mondo, e con una sola parola racconta vite intere, storie segrete, donate all'amore libero di giocare tra luce ed oscurità. Lo sguardo si apre, la vista si illumina, percorre un cammino più grande di quanto potesse immensamente immaginare, si ricorda della pienezza della strada, cosi accarezza il collo, perde l'immagine sfumandosi quando si avvicina per assistere al calore delle labbra che accarezzano quella linea di poesia, possedere col respiro, far vibrare la pelle e lasciarla nuovamente libera di desiderare, permettere al respiro di desiderare l'immensità restando in una contemplazione senza tempo per l'immagine di quel corpo che risorge, la schiena che si inarca, le braccia che si aprono per poi far affondare le dita nella trama di nera luce, la testa verso l'alto, il collo che si espone, il corpo stupendo, pare così alto adesso, un'emozione di forme e linee vere, senza menzogne, finalmente mostrate al piacere di rugiada che accarezza e chiama. Rugiada in gocce e trame che scivolano e mi invitano a rubare l'odore di quella pelle con le labbra, gocce che si incontrano, gocce calde, vortici di fuoco, gli occhi che si chiudono, il grido accennato e l'acqua, calda, che copre le palpebre, le schiudo, lascio scivolare il ricordo dell'istinto, vedo sfumato nel vapore, ritorno lentamente a ricordarmi di me, riprendo coscienza dei sensi e torno in questa vita. Che meraviglia dedicarsi al piacere della mente lasciando il corpo al sicuro nel calore dell'acqua vitale.

Saturday, 18 November 2006

Friday, 17 November 2006

Giochi di pensiero

(ovvero mille e uno modi per far ragionare il prossimo, me stesso per primo)


Non chiedo molto. Non chiedo neanche poco.

Cosa implica?

Molti risponderebbero che implica il fatto che io chieda abbastanza.

Pochi risponderebbero che implica il fatto che io non stia chiedendo nulla.

Poi ci sono le varianti maggioranti e minoranti, tra le quali, il fatto che stia chiedendo moltissimo, pochissimo o addirittura tutto.

Convenzione e convinzione sono i filtri della verità.

L'unica cosa che quella frase implica è che, ammesso che sia sincera, secondo i miei metri di valutazione soggettiva di quel momento, non stessi chiedendo né poco né molto. Ovvero implica esclusivamente che io abbia affermato di non chiedere né poco né molto.
La frase non è inoltre contestualizzata, nessuno ha potuto analizzare le mie espressioni facciali e corporee nel momento dell'affermazione, né tutti gli altri segnali che potevano dirigere in una certa direzione le interpretazioni pur sempre soggettive degli altri. Magari qualcuno ha potuto sentire dei segnali. Miei. Ma, alla fine del ragionamento, non chiedo tanto.

La sottile linea tra la verità ed il nulla

Tutto va a comporsi di illusioni complesse quando si può comprendere che le forme di esistenza più efficaci sono le aggregazioni di entità semplici. Le reti neurali del nostro cervello, per quanto affascinanti, sono un'aggregazione di entità dal funzionamento piuttosto semplice. E' il mondo in cui sono disposte ed interagiscono che creano quel meraviglioso processo adattativo che è la nostra intelligenza. Se ne deduce tra l'altro che la meraviglia sta nella magia di ciò che va oltre la somma degli elementi. E' il concetto di Emergenza. La meraviglia della vita, il sistema vitale definito tramite i concetti di Complessità, Emergenza, Riproduzione, Evoluzione, Autonomia. Il nostro cervello è evoluto secondo lo stesso principio che esso stesso segue per il suo funzionamento e apprendimento, per l'evoluzione del suo comportamento, delle sue risposte ai problemi. Il processo adattativo tende all'ottimale per tentativi tramite la valutazione di ottimalità del risultato dei tentativi stessi. La serie di tentativi, tramite opportune variazioni, permette di convergere verso l'ottimale. Apprendimento. Evoluzione. La portante dell'esistenza umana. Più ci si spinge verso l'infinitamente piccolo più la complessità delle entità diminuisce, tanto da arrivare a particelle elementari. Ma è poi vero che la complessità diminuisce? Mi piace pensare che l'infinitamente grande e l'infinitamente piccolo si incontrino e si uniscano all'infinito, che tutto sia una spirale, onde, ogni atomo un universo, ogni universo un atomo. Senza contare le dimensioni, non dimentichiamo che l'infinito di una dimensione è il nulla della successiva. Ci sono esseri viventi che in gruppo sono capaci di creare opere d'arte, capolavori architettonici o comportamentali, eppure non fanno altro che seguire poche semplici istruzioni. Queste semplici istruzioni fanno interagire queste creature in modo che la somma delle loro interazioni produca meraviglie. Alla fine resto meno indifferente pensando a tali meraviglie che davanti alle travagliate sofferenze di un essere umano ostracizzato da se stesso nella sua autocommiserazione. A volte ho l'impressione di essere diventato cinico. Pur avendo sempre pensato che una delle possibili forme di cinismo fosse una forma di autodifesa, mentre un'altra era ispirata dalla verità, non è comunque una sensazione che mi aggrada. Cerco quindi di ricordarmi della sottile linea tra la verità e il nulla. Come tutto e nulla si amano e si fondono al di fuori delle illusioni, nella verità limpida, cosi il nulla e la verità sono amanti e taciti nemici, o il contrario, come piacerebbe a noi e come a noi piace spesso essere, ovvero nemici e taciti amanti. E' comunque una scelta, dirigersi verso la verità o accettare il nulla. Fa differenza. Mi guardo intorno e non mi spaventa nulla, tanto sono a volte slegato dagli attaccamenti terreni. Sono riuscito perfino a non soffrire all'idea di perdere me stesso con la morte. Raramente. Ma sinceramente. Non certo la morte mi spaventa, ma sono molto legato alla figura di questo essere nel quale sono proiettato a questo giro. Mi sono affezionato al suo carattere, al suo modo di essere, ai suoi difetti, ai suoi occhi. Non so se essere triste quando perdo interesse per il mondo e non vedo nulla di sbagliato nell'autoannientamento né nulla di errato nella sua salvezza, quando non mi interesso della vita delle persone se non quanto ci si può interessare ad un ruolo temporaneo di un qualche attore, quando tutto perde importanza e mi sembra di riavvicinarmi all'essenza, oltre le illusioni. Allora ricordo il piacere delle illusioni, questa droga meravigliosa che porta evoluzione, cerco di ricordare la sofferenza sulla mia stessa pelle e cerco di sorridere per ogni meraviglia. Voglio godermi il mondo finché ci sono, e sapere che tutto è passeggero non deve essere motivo di rinuncia, anzi, deve essere motivo di concentrazione e presenza, per assaporare ogni istante. Semplicemente la consapevolezza aiuterà le mie paure ad essere libere. Così, forse, in una valle di cenere, a due passi dalla luce, mi ricorderò del mio nome e sorriderò.

Monday, 13 November 2006

Giochi di sofferenza




Finisce una storia tra due persone. Dedicarsi a se stessi, volersi bene, cercare di vivere tutte quelle cose che ci possono dare piacere, è una forma di azione curativa molto importante, permette infatti di lenire il dolore e di attutire fortemente la generazione di rancori inconsci dovuti all'identificazione della causa del dolore diretto e indiretto nella persona dalla quale ci dovremmo allontanare. A volte si vivono situazioni di confusione interiore, la storia non è realmente finita, ma al contempo non prosegue, è bloccata intorno a qualcosa. Allora si cerca, nella confusione, di fare qualcosa, non si sopporta ciò che si sta vivendo, si progettano soluzioni più o meno consciamente, si vuole vedere l'altra persona per cercare di andare a fondo nella questione, risolverla, mettere tutto a posto. Il problema non sta nel cercare di raggiungere la verità celata sotto la confusione, in genere cercare di comprendere a fondo un problema è il primo passo per risolverlo, ma in queste situazioni è l'autore stesso dell'azione che è in difetto, che non possiede i mezzi e le facoltà per perpetuare in modo corretto l'azione stessa, così che il risultato porta un effetto opposto a quello desiderato. La confusione aumenta, più si cerca di aggrapparsi al desiderio di trovare una soluzione, più le cose non vanno come si desidererebbe, l'altra persona non reagisce come speravamo, noi stessi mutiamo atteggiamento con rapidità crescente, raggiungendo punte di instabilità sempre più elevate. Più le cose peggiorano e maggiormente cresce il nostro desiderio di intervenire, di vedere l'altra persona, di parlare con lei. Si entra in una spirale discendente. Tutto questo va ad alimentare dei rancori interiori che in un secondo tempo vorranno essere pagati in un modo o nell'altro. Si rischia inoltre di proiettare tutti questi rancori sull'altra persona, modificando l'immagine che si ha di lei, dipingendola come una figura cattiva in quanto portatrice di dolore, i nostri stessi ricordi vengono filtrati dal nostro stato interiore e la verità viene allontanata maggiormente. Calmarsi, accettare la sofferenza senza opporre resistenza, imparare a sentirsi interiormente con una forma di oggettività senza cedere alle proprie trappole mentali e accettare la confusione dell'altra persona, avere il coraggio di guardarla come si guarda un bambino che cresce, senza per questo permettersi giudizi dettati dall'orgoglio, saper gestire le sue parole e le sue azioni senza farsi coinvolgere dalla sua confusione, ricordandosi che difficilmente saranno sincere, comprendere che dietro le quinte di questi periodi molte cose si muovono dentro di noi per la nostra stessa evoluzione, avere la pazienza del saper attendere, credere nel proprio "vero io", ricordarsi che lui conosce le cause e i motivi, che porta a noi ciò che serve alla nostra evoluzione, a volte con scelte e situazioni dolorose, difficilmente comprensibili, saper accettare il fatto di non poter avere le risposte che vorremmo in quel momento, vincere la battaglia con se stessi invece di combattere con l'altra persona, costituisce la pratica che permette di superare nel modo migliore l'intera situazione. Ciò che sarà avrà i suoi motivi ed è impredicibile nella confusione, ciò che proviamo in quel momento muterà, la luce tornerà, così come torneremo noi stessi, forse cambiati, evoluti, con nuova esperienza nella vita.

Friday, 10 November 2006

Ti prometto un gioco

Facciamo un gioco. Qual'è l'ultima cosa che hai sognato e riesci a ricordare? Vedo che ho colpito nel segno. Perché sogniamo secondo te? Tutto ciò che è nel sogno è tua propria creazione, ideazione istantanea del tuo inconscio, sei te, tutto intorno a te, ogni situazione, ogni persona, è te, tua proiezione. Tutto creato per un motivo da te scelto, la risposta ai pensieri, il fluire del tuo essere. Sei d'accordo? Facciamo un gioco, allora. Immagina che tutto intorno a te sia un sogno, immagina di esservi immersa dentro. Adesso, in questo istante, immagina che fino ad ora non avevi coscienza del tuo sognare, finché non hai ideato e dato forma ed immagine, carattere, pensiero ed essenza, a questo strano personaggio che è davanti a te e ti sta parlando. Sarebbe una tua invenzione, quindi una parte di te. Ecco che il sogno si fa interessante. Ora lo strano personaggio ti pone una scelta. Seguilo o abbandonalo. Nella veglia è mio interesse che tu mi segua, nel sogno sarebbe tuo interesse, un mistero creato da te, un gioco di te stessa per te stessa. Cosa farai?

Thursday, 9 November 2006

Meraviglioso

E io che pensavo di avere una sola anima...

Dolce nel sentire

Scivolo solo sulle sponde di un sentimento splendido, un senso svanito di segni sfumati nell'istante, sapendo di solcare un pensiero silenzioso nel suono d'estasi del sublime desiderio.

Se mi svegliassi...

Se mi svegliassi l'assurdo sarebbe normale quotidianità, se mi svegliassi proverei un senso inquieto per questa vita, se mi svegliassi smetterebbero di cercarmi. Così poggia la testa dolcemente sul mio petto, seduta accanto a me, gli occhi lucidi come oceani vivi, bagliori di milioni di vite unite in un'unica immagine celeste. Se mi svegliassi non mi sentirei inquieto adesso che scorgo istanti di violenza in una vita non mia, il bisogno di emozione, la forte morsa allo stomaco per il bisogno di poesia sporca, tanto più sporca tanto più viva, tanto più profondo il degrado negato. Cerca di nascondere le lacrime che mostra. L'evidenza del suo pianto silenzioso è l'unico modo per proteggerlo, liberarlo dalla paura di essere visto. Se mi svegliassi mi vedrebbero. Tocco i tasti del pianoforte nello stesso modo in cui tocco la sua pelle. Dolcezza e forza talmente ravvicinati da sembrare un unico istante, l'essenza dell'amore nel sesso. Non so suonare, eppure so parlare del sangue della musica. So desiderare. Tristemente so comprendere. La tensione che produce il suono. Come l'origine della poesia nell'arte personale, quel motore di disequilibrio che nel ricercare la sua casa, un luogo che possa chiamare suo, nel dolore della ricerca, nella speranza bruciante, raggiunge gli apici dell'instabilità lasciando magie di emozione perfetta lungo il suo cammino.
Non riuscivo a contare le sue dita, dimenticavo il suo viso in ogni istante, lasciando un'immagine ricordo per la vita, fuggivo con lei ingannando l'esistenza. Per dimenticare tutte le volte che mi hai desiderato ti ho desiderata quando non potevo crederti. Se quel sorriso fosse stato parte di questo sogno, tutti l'avrebbero visto. In quel momento dovevo essere sveglio. L'ho fatto solo per salvarti. Puoi crederci. Se questo fosse il mio motivo non avresti sorriso nell'unico istante in cui ho aperto gli occhi prima di riaddormentarmi. Non riuscivo a vederla nella sua totalità. Troppo vicino a lei, riassumevo la sua essenza. Dedicato a te, immagine vista per un istante. Di te conosco solo il nome, ed una sensazione. E' un notturno senza luna, che lascia intravedere la veglia oltre il cielo. Dove i santi son polvere e gli amanti dolci sono assassini, e si ricorda il viso di te. E' un notturno di spezie nere, dove l'animo più scuro si prende un suo momento, incespica sicuro verso l'espressione, la resa del turbamento. E' un notturno da non dedicare, non più almeno adesso. E' un notturno che non inneggia più a nulla. Se mi svegliassi non potrei tornare a dormire mentre lo sto già facendo. E torno me, per finire con sincerità, che se non potessi mentirmi in privato, sapendo di mentire, negherei un desiderio primario, oltre a quello di dormire. Ecco quindi un istante che ha più forza e luce di ogni aroma di nero rovesciato come polvere sul tavolo delle parole. Labbra e pelle, parole oltre le parole, momenti di silenzi senza smettere di unire il calore, pause tra note, vibrante si attenua per divenire il ricordo ogni vibrazione, raggiungere l'essenza di un'emozione senza seguire la tensione. Sfioro la tua pelle che non ricordo, come una storia ancora da scrivere, le tue lacrime non sono per me, e ricordo solo il titolo...

Friday, 27 October 2006

Apprendimento relativo tra molteplici verità


Metodi di apprendimento traslati e proiettati in equilibrio tra possibile ed impossibile come riflesso nella vita reale dell'effettiva essenza dell'origine stessa della proiezione.

Tra me e un ipotetico me tuttavia esistente:

- Sei un demagogo, un retore, imponi le tue idee in modo subdolo. Un veleno, sei un veleno lento e inesorabile per anime plasmabili, liberi da un condizionamento visibile per copiarti sugli altri come condizionamento impercettibile. Vuoi sempre avere ragione. Vuoi sempre avere ragione, prima del mondo e dei suoi abitanti, vuoi solo e sempre avere ragione. Nel contrasto tra le idee riesci ad imporre la tua ragione convincendo subdolamente che la tua ragione sia verità, senza far sentire la lama dell'imposizione che penetra il cervello di chi ti ascolta. Cerchi solo il giudizio e l'espansione, sei debole e insicuro, sei pericoloso. Vuoi sempre avere ragione. Vuoi sempre sempre avere ragione. Quando ammetti di avere torto lo fai per avere ragione, per essere sempre quello che alla fine ha ragione. Vuoi solo e sempre avere ragione.

- Sono anche forte nell'umiltà dell'ammettere i miei errori, rispetto le altrui idee ed il fatto che certe mie idee diventino parte dell'altrui pensiero, tradotte e riadattate, eppure emozionanti, è scelta di chi ascolta. Non impongo niente. La tua aggressività deriva dalla mancanza di solidità. Chi crede realmente nelle sue idee non teme il confronto ed il giudizio e accetta la possibilità del cambiamento. Chi impone è debole. Il fanatico è debole. Io sono solo un libero pensatore che cerca di sentire la verità.

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- Sei un demagogo, un retore, imponi le tue idee in modo subdolo. Un veleno, sei un veleno lento e inesorabile per anime plasmabili, liberi da un condizionamento visibile per copiarti sugli altri come condizionamento impercettibile. Vuoi sempre avere ragione. Vuoi sempre avere ragione, prima del mondo e dei suoi abitanti, vuoi solo e sempre avere ragione. Nel contrasto tra le idee riesci ad imporre la tua ragione convincendo subdolamente che la tua ragione sia verità, senza far sentire la lama dell'imposizione che penetra il cervello di chi ti ascolta. Cerchi solo il giudizio e l'espansione, sei debole e insicuro, sei pericoloso. Vuoi sempre avere ragione. Vuoi sempre sempre avere ragione. Quando ammetti di avere torto lo fai per avere ragione, per essere sempre quello che alla fine ha ragione. Vuoi solo e sempre avere ragione.

- Hai ragione.

Gioco del Controllo

Il fastidio che ti provoca l'assuefazione al sistema della gente è proporzionale alla tua dipendenza dai desideri ad esso relativi.

Liberamente ispirato ad una conversazione serale dopo lezioni di programmazione orientata agli oggetti alimentata da buona birra e buona compagnia:

- Ero a casa, avevo appena finito di vedere un reportage, Farenheit 9/11, sulla tragedia delle Torri Gemelle e della guerra in Iraq, quando entro nell'altra stanza e sento mia madre dire: "No, dovevi scegliere l'altro pacco!". E' questo che mi ha fatto pensare mentre avevo le lacrime agli occhi. Così assuefatti al sistema...

- E cosa faresti?

- Intanto **** lo manderei a fare l'elemosina. Poi aprirei gli occhi a tutti e manderei davanti a tutti quelli che credono in questa guerra. Come si fa ad essere così ciechi davanti alla verità? Che poi lo si sa come sono davvero andate le cose. Era necessario un pretesto per avviare questa guerra. Il nemico è invisibile e quello visibile è un pretesto. Attaccherei al muro chi di fronte alla verità cerca di condizionare le masse.

Sorrisi. Allungai d'accenno la mano con l'intento di stringere la sua dopo le sue parole. Lui, vedendo l'incongruenza sarcastica del mio sguardo rispetto al gesto disse:

- Che c'è?

- Complimenti! - Sorrisi con sarcasmo e tenerezza.

- Cosa?

- Hai appena creato la base per il tuo terrorismo personale.

Mi guardò prima sorpreso, poi con crescente comprensione.

- I potenti - dissi - non sono stupidi. Il grande stratega chi manda in avanscoperta? Il fante o il pezzo grosso?

- Manda il fante - disse con l'attesa del seguito.

- Così colui che disprezzi è un fante. Il potente è potente anche grazie a chi lo contesta... e lo sa. Sfrutta la limitazione di libertà di chi vuole imporre la sua idea, antitetica a quella che egli dichiara come sua. Ma l'oppositore è altrettanto marionetta. Sei previsto, esattamente come la guerra.

Mi guardò con comprensione e sorrise, colto in fallo.

- La libertà sta nel rendere libera la propria idea senza imporla. Il grande maestro, dopo aver liberato la sua idea, rende se stesso eremita e cerca la sua illuminazione, conscio del fatto che ognuno è maestro di se stesso. Solo il messiah ha l'indole di chi riesce a trasmettere la sua idea senza imporla restando presente.

- Non stai forse cercando di imporla tu stesso?

- Si, ma con coscienza. Io non nego i miei errori, gli errori sono uno dei più grandi tesori che abbiamo in questa vita, ma questo non mi deve giustificare nel compierli, allora c'è crescita. Erro con coscienza, è un grande vantaggio nel mio caso. Un tempo erravo con coscienza d'azione, ma non di errore. Conoscere i desideri di chi desideri controllare rende facilissimo il tuo compito.

- Hai ragione.

- Era quello che facevo. Ma il bambino è tale perché si meraviglia. Nell'ottica del mio ragionamento il cinico è vicino alla libertà. Il bambino. Il bambino lo è veramente, perché deve ancora dare nomi alle cose, possiede già la verità, ma deve ancora limitarla, schematizzarla, renderla reale. Così lascia libera la tua idea, libera dal controllo.

Sorrise.

- Sii libero.

Strade della città

Le strade nella città in una giornata di sole sono fatte per camminare, c'è sempre una meta, un posto da raggiungere. Nei prati al sole la meta è la contemplazione, il luogo stesso è fine e cammino. Fermarsi come segno di libertà, nelle strade, dove l'orizzonte è celato. Nella notte le strade si fanno labirinto di libertà, vorticare in noi stessi per seguire il desiderio e la teatralità dell'evasione.

Thursday, 26 October 2006

Arte...

Arte, linguaggio che scivola, accoglie e vola, librandosi oltre le parole sussurra il ricordo di un momento presente, la comprensione interiore intraducibile dell'emozione come risposta. Comunicazione dei sensi oltre i sensi, dell'emozione come mezzo e fine, la conoscenza inesprimibile in un mondo limitato e l'eterno desiderio di un ricordo negato di vera essenza. Arte frutto del desiderio, arte frutto dei ogni errore come fiore di bellezza unica, arte come sangue e piacere, arte come dolore dei deboli, arte come maschera dei forti, arte oscura, arte luminosa, arte desiderio innegabile di se stessi, nell'essere, arte desiderio negato degli altri, nell'avere, arte come arte dell'arte.

Monday, 16 October 2006

Senso di protezione...

Posavano la testa sul mio petto. Dicevano che dava un profondo senso di protezione. Non riesco a poggiare la testa sul mio petto.

Monday, 2 October 2006

Spazio rimanente...




C'è l'eternità dopo. C'è l'eternità prima. E' in questo piccolo spazio rimanente che resto confuso per mio piacere infantile. La sensazione avvolgente di una stanza piccola come un ripostiglio con una finestrella quadrata sul mondo, il gioco di un bambino, la fantasia che riempie e satura la stanza per ore. Ricordi. Il profondo bisogno di protezione, fragile delle proprie insicurezze, eroe mentale per ovvia conseguenza dell'autocostruzione, lamine di ferro con gli angoli torti ad arpione così profondamente inseriti nella carne da diventare parte integrante del sistema vitale. Il piacere dell'immagine nell'immagine, guerriero ferito da una guerra immaginaria, eppur con i vestiti laceri, ormai adulto, le ferite dell'anomalo ferro di protezione ignorate in favore di quelle decise come testimonianza dell'ennesima battaglia che è solo ricordo e mai avvenimento. La scelta di una purezza contaminata, la scelta dell'idea della contaminazione stessa e della distinzione di purezza e mancanza di candore. Il viso ormai impuro di esperienze che non trova la pace in una piccola stanza di giochi dimenticati. C'è un mondo fuori. E mi dipingo, portami da nessuna parte, striscerò vuoto perché vuoto mi vorrò vedere. Ogni ferita nel mondo è una ferita a me. Io sono tutto. Ti sogno, sei me, il mio desiderio. Ti ho anche dato una forma, occhi belli e orientali, lunghi capelli neri, sguardo vivo di chi ha sofferto scelte sbagliate e violenza eppure non conosce il mondo degli uomini. Ti ho tolto la forma, te ne ho date così tante. Sei desiderio, se la proiezione del volere che scaturisce dal vuoto, vuoto che non dovrei far altro che colmare con me stesso. Posso tornare ingenuo per un po'? Ti prego, uomo d'ombra, posso tornare ingenuo per un po'? Posso piangere senza capire il motivo? Posso smettere di pensare profondamente per un po'? Posso smettere di sentire le risposte? Posso smettere di capire le domande? Gentilmente, dolcemente, essere. Sono solo persone che passano e non starei attento se non volessi. Così resto solo e di ognuno mi viene dato un assaggio. Amici che mi lasciano solo intravedere l'odore della presenza, mi lasciano sentire l'immagine che resta nella retina dopo che l'origine si è già spostata. Posso uscire da questa follia prima che diventi la nuova normalità? Perché come ogni uomo mi adatterò, perché come tutti mi abituerò, perché dopo aver consumato il pasto non avrò più fame, perché una volta passato il dolore non mi interesserà più la ferita, perché cambierò e non mi spaventerà essere cambiato. E' così inevitabile, uomo d'ombra? C'è un mondo stupendo in bianco e nero fuori, c'è un mondo stupendo in bianco e nero dentro, in questo piccolo spazio rimanente...

Wednesday, 20 September 2006

Linea sottile...

Nel torpore dei pensieri mentre la logica si sfalda per il mio piacere, in un gesto triste come un'eternità, una mano sottile, luce nel buio, un movimento naturale, come se accarezzasse seta nell'aria, scivola e come segreto comando e segnale riporta sentimenti di origine alla mente. Se solo potessimo averla. Possederla nella sua impalpabile immensità. Quell'ultima linea di luna che ci separa dal lato oscuro. Se solo potessimo comprenderla, se solo potessimo farla nostra, allora, pensiamo, tutto avrebbe senso. Se solo potessimo comprendere quella linea sottile che separa la veglia dal sogno, il conscio dell'inconscio. Essa è come la linea sottile che delimita l'esistenza, l'istante inconcepibile che ci decide vivi e reali, l'istante iniziale del nostro essere. Ma il pensiero del limite si rivela limite e catena per la comprensione dell'essenza oltre il limite stesso. Esiste per noi un momento preciso in cui la veglia cessa di essere tale e facciamo parte del mondo dei sogni? Non è forse il sonno il risultato del nostro pensare intenso nella graduale e dinamica esclusione delle sensazioni esteriori, fino a liberarci delle catene e delle convenzioni logiche? Non vi è netta distinzione tra veglia e sogno. E' l'intensa libertà di cadere in noi e scoprire la nostra vastità, proiettarci e renderci protagonisti di un mondo che dimentichiamo essere noi, nostra creazione e proiezione, frutto di una logica profonda e non associabile ad un mondo di convenzioni. La sensazione sopra l'evidenza, il sentimento oltre l'immagine. Identificare l'essenza di persone con immagini, volti e forme che sono simbolo lontano dall'immagine corrispondente alla proiezione nel mondo della veglia. Usare immagini diverse da quelle reali, in momenti molteplici con molteplici mutazioni, per oggetti e persone ed essere perfettamente capaci di identificarle tramite la sensazione. Non essere meravigliati di ciò che sarebbe assurdo nella realtà della veglia. Cambiare luoghi ed immagini istantaneamente, vivere con una dimensione esplicita della sensazione prevalente sulle immagini, un mondo dalle regole ribaltate, dove la profondità di una sensazione decide l'immagine e non il contrario. Saperci parlare con linguaggi profondi ed acuti, oltre le parole. Saperci comunicare per liberarci, o per ricordare. Saper creare esattamente lo scenario e l'avvenimento per ottenere un effetto nel modo più puro e profondo, limitare la nostra coscienza del sognare, dimenticare di esserci addormentati, dimenticare che tutto intorno a noi è creato da noi e da noi distrutto, dimenticare che ogni evento, felice o doloroso, ogni sensazione, ogni evento, sono decisi da noi per noi stessi. Avere solo il potere di trasformare. Così nel sogno trasformiamo infinitamente tutto tramite ciò che conosciamo, riusciamo a mescolare, variare, modificare, per far apparire immagini nuove. Se solo potessimo decidere quella linea sottile. Basta un salto. Stiamo dormendo. La vita in questo istante è come il sogno. Tutto è nostra proiezione. Dimentichiamo l'essenza dell'io, dimentichiamo che tutto è nostra conseguenza. Dimentichiamo di essere ognuno il proprio dio. Sogniamo per conoscerci.

Thursday, 14 September 2006

Sorriso...

Sorrido, come in un sogno mi intravedo, offuscato, stanco di combattere i miei demoni. Intravedo nello specchio grigio la forma del sorriso. Forse sono forte. Forse ho retto. Forse sono sopravvissuto, non ricordo. Macchie di uno sporco incomprensibile corrodono gli angoli espandendosi sfumate verso il cuore dell'immagine, e tutto è così sfumato. Non riesco a sentire bene il mio corpo. Sento il ventre. Cos'è tutto questo sporco... E' tutto così sporco. Ci sono rivoli neri nel lavandino, venature che non ricordo. Sono spesse. Gocce isolate corona di ogni spaccatura di colore. E' tutto così grigio e sporco. La maniglia della porta riflette a tratti. E' sporca degli stessi colori monocromatici del lavandino. Le mura, sopra le mattonelle, la forma di una mano, colore delle venature nel lavandino. Scura. Sto respirando male. Non sentivo i suoni. Forse non li sento ancora, ma sento il ventre. Respiro male, è davvero faticoso. Dov'è il mio sorriso? Voglio lo specchio devo vedere il mio sorriso ora subito. Respiro. Lavandino. Mi reggo. Mano sporca. Destra. Sinistra, sento il ventre. Sento il venrte con la mano. Che fatica respirare. Labbra nere. Tosse. Avevo la bocca piena. Lavandino sporco, altre gocce. No no non pensare cattivo. Non pensare cattivo. Sorriso. Cazzo. Sincero, sveglia. Ho un sorriso sulla pancia. E' netto, taglia i muscoli e perde colore nero. Cazzo. Non sono stupido. L'idea più assurda potrebbe essere vera. Torna. Cazzo. Respiro. Tosse. Cazzo. Piano piano piano... piano. Piano. Respiro. Tosse. No. Accenno. Trattieni. Buono. Cazzo fa male al ventre tossire. fa un grande male, cazzo. Sorridi. La vedi? Lì, guarda nel sorriso, poi nella fronte scorgendo i tuoi occhi. E' lì. Ha trovato una ragazza. Si sta innamorando. Non la ami ancora, sono i tuoi demoni, cazzo, proprio adesso, buono buono, tranquillo te la cavi bene nelle situazioni difficili ti perdi nei problemi facili. Lei si sta innamorando. Soliti errori. La idealizzerà, ma pare destinata a soffrire con le donne, cazzo trovane una che non ti faccia tutti questi rigirii, torni indietro, eh? Altro giro altra corsa, non hai mai vinto, quindi riprovi no? C'è un po' di me in te, lo sento nelle tue parole. Sveglia, hai un sorriso in pancia. Ok ok, dai, fermo, non pensare a lei, è la sua vita, tu sei già felice perché nessuno può portarti via ciò che è stato e ciò che sarà arriverà, si si, dai, non è il momento di pensare alle donne. Nemmeno alle sue possibili. Dai cazzo, tranquillo, su. Basta, parla bene, sii di classe, sii te, no no respira, niente falsità. E' piccolo questo bagno, ma credo che potrei cadere in qualsiasi direzione. Ho lo sporco negli occhi. No, è nel cervello. Tampona, quel sorriso non aspetta i comodi tuoi. Tosse. Specchio. Sorriso. Respira. Respira. Respira. Respira... respira... ancora... piano... Devo svegliarmi. Sono al computer, scrivo facendo scivolare dita operose sulla tastiera. Chiudi gli occhi. No aspetta. Cazzo. Occhi aperti. Che botta. Non reggerò molto. Però ho vinto, no? Non ricordo. Cambia realtà. Salta. Torna nell'alternativa. Si, la verità lì deve ancora arrivare. La verità non la trovi mai del tutto. Si la realtà tranquilla, quella dei giorni della gola e della perdita di spiritualità, quella dei giorni strani senza respiro e senza movimento, si lo sai coma va a finire, meglio lì che qui comunque, qui reggi poco. Mi piaccio allo specchio così, c'è arte in questa immagine, nel viso non rilassato, nel grigiore dei colori, nell'espressività viva degli occhi danneggiati dal dolore. Non ti resta molto. Respiro. Sale. Sale. Vai vai vai cazzo vai vai vai vai occhi chiusi, ora vomito, merda ora vomito tutto il nero che ho in corpo quando cazzo arriva la sensazione del salto merda qui svengo e resto qui, cazzo, incrocia gli occhi non aprirli stimola lo sguardo perso no non serve stimola il salto quando cazzo arriva ora ci resto in tutti i sensi cazzo che culo non respiro se avessi gli occhi aperti ci metterei un bel po' a togliere le formiche dall'immagine ancora più grigia e scura che cazzo penso svegliati non sei l'ombra nemmeno lontana di quell'altro alzati che puoi farcela, stai dritto, cazzo quando finisce, non può finire qui, ho tanto da fare, come si faceva da piccolo, respira, da piccolo, tosse, non apriregliocchicomesifacevapiccolosi, tosse, respira... piano, reggi, cuore, come facevo nei sogni da piccolo, chiudevo gli occhi giravo su me stesso e arrivava il salto, cambio immagine, com'è brutto svegliarsi con i muscoli ancora bloccati in dormiveglia speri di urlare e non puoi senti i suoni confusi e la luce attraverso le palpebre che nemmeno muovi, la mano l'hai mossa, ti stai alzando, no sognavi, ancora bloccato, non vuoi dormire, urla urla nulla sogna, ti sveglierai, ecco il salto, tosse, no, arriva non perderlo vai gira gira gira... r e s p i r o sorridi, vai!