Il Principio - The Principle

Ognuno di noi possiede la verità, intraprende quindi il proprio cammino infinito per conoscerla. Questa è l'essenza del sentire, la luce dell'esistenza. Questo è il cammino che in ogni passo del sogno ci porta dal possedere la verità ad essere la verità.
Each of us possesses the truth, then undertakes his endless journey to know the truth. This is the essence of feeling, the light of existence. This is the path that in every step of the dream leads us from having the truth to being the truth.

Tuesday, 28 November 2006

Day & Night

Il giorno è fatto per affrontare la vita, la notte per viverla.

Wither

Ebony golden scars touch
Veins covered with petals
As red as her inner blood
Hidden to her perception
The scent of deep desire
Gently caresses her skin
She moves in brightness
So solitarily pure her lust
Shivering line is her body
Poetry her hands conceal
I'm the cold shaking child
Behind her velvet throne
Joint hands keep shelter
With every single breath
Her body praises up high
I feel her taste unspoken
Unable to leave eternally
She is my river and I flow
Her pleasure is my lymph
As dew on autumn leaves
In my loneliness I see her
In my memories I feel her
To the ground I crumbled
While I weep she withers

Monday, 27 November 2006

Tradizione romantica

Non amo le maschere. Amo una sincera raffinatezza romantica. Non è lo sfarzo che affascina, bensì i piccoli gesti. Le mie movenze sanno essere gentili, senza essere altezzose. La galanteria è vissuta come piacere personale. Non vi è porta che non apra volentieri per una dama che abbia accettato un mio invito, ma non vi è porta che apra solo per formalismo. Non spendo soldi che non possiedo per far felice una donna, ma sono sempre felice di offrire ciò che sinceramente desidero offrire, con personale appagamento. La raffinatezza è un'arte di equilibrio, una gentilezza galante e sincera. Non mi interessa un ambiente esclusivo, preferisco un ambiente accogliente con cura per i particolari e amore per la qualità. Adoro modellare i miei ambienti ad immagine e somiglianza di un romanticismo vivo e ponderato, prepararli con minuziosità attenta e non paranoica, curare i particolari con gusto senza che essi raccontino di me diversamente da come sono. Mettere a proprio agio sapendo unire eloquenza galante e gioco romantico ad una confortevole liberà di espressione, la verità aperta alla raffinatezza dell'esposizione e della presentazione. Giocare con sensualità mantenendo viva una tradizione romantica che sento vicina al mio modo di essere vero. Saper scegliere i tempi giusti per ogni cosa, mutare il proprio aspetto e modo di essere senza mai mascherarsi, sviluppando una naturale poliedricità che non violi la verità personale, variare con presenza e libero controllo simpatia e serietà, modi di espressione e sguardi, gesti e giochi. Una sincera tradizione romantica lasciatami in eredità.

Sunday, 26 November 2006

Paura di dormire




Hai mai avuto paura di dormire? La stanchezza che stringe come una morsa a due punte sulla base della nuca, gli occhi che bruciano sotto i colpi di mille invisibili scintille incandescenti, le estremità delle labbra sempre più insensibili, lentamente anestetizzate dalla negazione dell'unica soluzione. Sei già in un brutto sogno, alimentato dalla solitudine, tenuto vivo grazie alla tua stessa energia alla quale attinge copiosamente, indebolendoti. Come droga vampirica più ti consuma e più forte è la paura per quel passo, l'unico che possa liberarti dal suo controllo sempre più stretto. Non vuoi dormire, hai paura che il brutto sogno diventi sogno nel tepore del riposo, che l'incubo lento e poetico dei tuoi pensieri cessi di avvizzire il tuo sorriso rendendo evanescenti e lenti come una danza triste i tuoi movimenti. Cerchi musica dai tocchi lontani, che ti accompagni in questa discesa, l'uscita è ovunque, per questo resti immobile. Ormai sono mesi che non dormo dentro. Sono sempre fermo nella stessa immagine, di fronte a troppe uscite mascherate da muri, di fronte a troppe soluzioni che si sgretolano in sabbia al mio tocco. Più tendo la mano, più divento piccolo. Più mi guardo in giro, meno muovo la testa e gli occhi. Più ascolto il pianto di un dio, più temo quello di un diavolo. Più cammino più mi accorgo che faccio scivolare il mondo sotto i miei piedi, e tutto l'universo ruota intorno, mentre io resto immobile. Più grido, più la mia voce diventa un canto flebile. Mi fermo, non faccio più nulla. Non cambia più nulla. Se mi sveglierò non riuscirò ad aprire gli occhi, i movimenti si perderanno nel fumo della luce che brucia le palpebre ed io sarò anima viva in un cadavere ancora caldo. Immenso sforzo per restare aggrappato sulla soglia della luce, mentre i sogni neri cercano di tirarmi a loro, inebetendo il mio sangue. Non riuscirò, e meno mi abbandonerò, più doloroso sarà lo sforzo, più angosciante il fallimento. L'urlo sarà folle, crudele l'inganno, sognerò il suono del mio stesso grido, ma resterà bloccato nelle pareti della dimensione da cui arriverà, ed immaginerò le mie labbra ferme e la mia bocca muta. Urla, muovi, molla. Muovi, urla, abbandona. Dimentica. Dormi.

Friday, 24 November 2006

Ascoltami, ti sto ascoltando

Non ho mai creduto di aver bisogno di qualcuno per essere completo. Non credo nelle risposte tanto quanto creda nelle domande. Donami le tue domande, lotta e gioca con me, donami il piacere di condividere tacitamente un tocco senza sporcarci. Che sporca è la mia anima, perché per pescare tesori ha imparato ad immergersi nel fango, ha imparato ed essere matura come la spiga di grano che china il capo senza flettere la sua rettitudine, ha imparato a scendere negli abissi per vivere. Gioca con me, è un gioco fatto di rapidi sguardi fugaci tra sconosciuti, linguaggi non raccontati, il vero piacere del silenzio. Quanta spiritualità nel silenzio. Quale sublime comunicazione attraverso il silenzio. Gioca con me, stai cercando qualcosa. Piroetti nella vita tra sorrisi e visi fieri, dove corri, meravigliosa? Quanto ti rendi affascinante col tuo modo di dipingerti e trasformarti. Perché credi che abbia infine cercato una luce oltre la luce? Ti ho vista in mille volti, ti ho trovata cento volte, dopo aver smesso di cercarti fuori di me, sei stata i miei errori più belli, tra tanti che mi hanno visto arrivare qui. Un cuore luminoso nato per cercare un mondo limitato in cui crescere. Quanti meravigliosi errori, quante piccole e grandi follie. Tu c'eri quando ho camminato solo nelle notti di questa città, c'eri quanto ero solo dentro, con così tante persone intorno, ci sei adesso che sono scomparso e tenui fili tengo flebilmente tra le mani per ricordare una via del ritorno. Sei il ricordo irrisolto che mi permette di tornare ogni volta che salto. Sei il legame con questa vita. No, non sei l'amore. Non sei il desiderio. Quello l'ho consumato così tante volte, pur contro me stesso. Quante volte ho adorato l'odore dei baci sulla pelle, ma tu non eri lì, quante volte ho sentito un sudore non mio bruciare in un abbraccio di gambe, quante volte mi sono perso in un istante inebriato dall'odore di incensi pregiati, confuso dalla luce di decine di candele. Una bottiglia vuota sul tavolo, il divano letto aperto nella stanza, cuscini ricamati gettati a terra come rito di un gioco, segnale felice, le risate dolci di una donna che volano accarezzando le lingue di fiamma di ogni piccola candela, la cera che crea le sue fragili meraviglie, con la costanza della lenta pazienza, i riflessi di ogni ombra, lo sguardo che viaggia come foglia al vento tra le sfumature dei corpi, la follia di ogni gesto, il suono del respiro, i pensieri che sfuggono, il calore che muta in colore, le sensazioni che scivolano e giocano in vortici, le tende chiuse in un'altra notte d'amore. Tu non c'eri. Non ho mai tradito una donna. Non ho mai tradito un amico. Non ho mai avuto l'occasione di tradire te. Ti canto quando cammino e la gente a volte smette di far finta di nulla. Ti canto quando non mi ricordo di te, come se la musica potesse aiutare a ricreare quell'immagine sfumata. Ti canto e non so quando ho cominciato, ma in fondo, non so nemmeno chi sono. Ascoltami, ho qualcosa da raccontarti. Ma prima ascolterò te. Se sei qui, desideri qualcosa.

Thursday, 23 November 2006

Perdono




Il vero perdono è una meta molto alta. Il vero perdono prevede la forza della vera umiltà. Nel perdonare spesso ci sentiamo superiori, come se facessimo una gentile concessione rispetto ai torti subiti, come se incarnassimo il bene che perdona il male. Ma bene e male sono illusioni e tale forma di perdono è pericolosa, in quanto attiva zone d'orgoglio e giudizio. Il vero perdono è un atto che non prevede il perdono inteso in senso comune. Prevede invece una profonda comprensione della natura degli avvenimenti, dove chi ci porta sofferenza è figura del nostro cammino per la nostra evoluzione. Gli eventi esterni non hanno potere che non venga loro concesso. La vera vita è interiore, il modo in cui reagiamo agli eventi è il potere che conferiamo loro. Il vero perdono prevede di abbracciare la sofferenza con profonda sincerità e comprensione, imparando a liberarla, imparando a fortificarsi senza indurirsi. Il vero perdono ci insegna a vivere con sincerità i sentimenti, senza negarli, senza rinchiuderli. La rabbia sia libera affinché possa facilmente trovare il suo equilibrio, non sia incattivita, non diventi rancore e risentimento. Non porti, la sofferenza, a compararsi con le cause, non porti a giudicare noi o gli altri reciprocamente superiori o inferiori, non porti a limitare la vera natura degli avvenimenti assegnando dei ruoli. Il vero perdono non prevede la prostrazione stolta mossa dalla paura e dalla mancanza di solidità, il vero perdono non prevede di farci assumere il ruolo di salvatori, farci credere anime luminose capaci di risollevare le sorti di chi ci arreca sofferenza. Offuscata è la vista di chi si proclama salvatore del prossimo. Saggio è colui che comprende la libertà di ogni essere, la libertà del cammino di ognuno, le trame che si intersecano, sfiorano ed uniscono, oltre la limitata comprensione della vita materiale. Saggio è colui che offre aiuto a chi lo chiede sinceramente. La sofferenza non è solo quella provocata intenzionalmente da azioni atte ad arrecarci dolore, ma la stessa sofferenza che coloro ai quali siamo mentalmente e sentimentalmente legati provocano loro stessi è motivo di dolore per noi. Anche questa sofferenza necessita del perdono, poiché cieco è chi non comprende che anche essa genererà rancori nascosti se non liberata. Libero è il cammino di ognuno, saggio è colui che rispetta questa libertà, e accetta con profonda comprensione le scelte dei cammini altrui, accetta quindi di non agire negli altrui cammini senza essere invitato. Le richieste di aiuto, l'invito a intersecare in nodi di congiunzione le trame vitali, non sono da ascoltare con sensi umani, ma con il profondo sentire. L'aiuto agli altri può essere donato da chi ha perdonato se stesso e gli altri, da chi ha la forza dell'umiltà sul cammino della conoscenza di se. Il vero perdono è un atto di sincero e vero equilibrio interiore ed universale, mosso dalla vera forza dell'umiltà.

Non sei dea

Non sei dea, non sei incanto da venerare, non sei idea o icona da idealizzare, non sei simbolo di un desiderio o raggiungimento di un traguardo, non sei l'amore eterno né l'eterna felicità, non sei colei che avrei sempre voluto, non sei colei che per certo sempre vorrò, non sei perfetta per me, non sono il reciproco per te. Sei vera, e se vorrai camminare accanto a me, camminerò accanto a te per quanto vorremo. Non ti prometto nulla, non ho doni eterni, ma solo istanti presenti, vivi e sinceri, in cui donarmi a noi.

Così mi auguro di vivere la rinascita del cammino con qualcuno, chiunque il vero io di entrambi decida che sia, quando sarà.

Adesso cerco di ritrovarmi.

Dualismo circolare

Narciso nei pensieri, Boccadoro nel cuore.
Boccadoro nel cuore, Narciso nei pensieri.

Wednesday, 22 November 2006

Ricordi

Ne adoro l'odore

Lasciami

andare

Adesso


Treni paralleli

Andava ogni giorno a vederla. I solchi pesanti nel viso, segni di un tempo che graffiava via la pelle, come onde di vento tagliente, un passato che cercava di artigliare l'uomo verso di se. Il vecchio e la sposa. Lui, di nascosto, con occhi pieni da bambino e la bocca di siccità nascosta tra stoppi di bianchi orgogli. Non è una favola, non ha un lieto fine. E' l'angoscia infinita del ricordare. Il vecchio, perso nel mondo, ricordò perché era venuto al mondo ancora, perché aveva resistito. Per lei. Due passeggeri su due treni affiancati che si scorgono per un istante. La magia di un'eternità nascosta in un attimo. Poi uno dei due treni accelera. Un uomo si accorge di essere solo, il vagone si è svuotato. Il treno acquista velocità. I paesaggi cominciano a farsi indefiniti ed onirici. Il treno accelera. L'uomo non si preoccupa della barba crescente, delle macchie sulle mani dove poggia il mento, mentre con sguardo assorto non bada alla follia che fugge e avvolge fuori dal finestrino. E' perso in una sola immagine. Poi nulla. Fino al risveglio dopo una vita nell'oblio delle strade. Il ricordo i lei. Il ricordo di un se stesso lontano. Andava ogni giorno a vederla e le portava dolci parole e fiori, senza farsi vedere. Per lei aveva perso se stesso e di lei conosceva solo un attimo. Andava da lei ogni giorno, e si sedeva sul marmo lucido ad osservarne il volto. Se ne era andata così, presto, senza perdere la sua giovinezza lentamente in una vita. Il suo treno era rallentato e si era fermato all'ultimo battito di un cuore prematuro. Ora riposano su colline che si scorgono da lontano. Per sempre passeggeri di due treni affiancati che si scorgono in un istante eterno. Ma fu solo lui a scorgerla, fu sua l'illusione ed il miracolo. E mai potrà essere smentito in lui adesso. Illusione eterna.

Tuesday, 21 November 2006

Purifica

Purificami, solitudine, rendi vulnerabile il mio cuore, amplifica i miei sensi, affinché muovano con facilità le emozioni, raccontami delle lacrime, falle nascere con pienezza, cancella il mondo dal mio universo per un istante, affinché io possa sentire il suono di queste gocce di rugiada che raccontano l'anima, lacrime vere.

Purificami, solitudine, affinché io possa rinascere forte in un nuovo universo, insegnami a perdermi, affinché possa amare, insegnami a ritrovarmi, affinché possa vivere, raccontami di bellezza e poesia, affinché io possa essere vero. Permettimi di donare bellezza, insegnami a riceverla, a trovarla in ogni essere, in ogni verità.

Purificami, solitudine, affinché con gioia lontana io possa scrivere di questa notte che tutte ricorda e nessuna possiede, insegnami ad imparare, affinché possa crescere, non farmi mai maturare, affinché io sappia sempre rialzarmi dalle cadute con spirito fanciullo, nuovo e privo di orgoglio.

Purificami, solitudine, donami occhi nuovi nei miei occhi, ricordami come provare meraviglia per il mondo, liberami dalle paure e dal giudizio, insegnami ad afferrare la mano di chi la tende, a rispettare chi la ritrae, ad amarmi per amare, ad abbracciare il bambino che sorride in me.

Purificami, solitudine, per rendere vero questo passaggio nell'esistenza, insegnami ad amare questa vita, figlia e madre, a non rubarla, a liberarla, a non avere paura di lasciarla libera e salutarla, insegnami a non temere la morte, ad essere senza bisogno di avere, a vivere ed essere vissuto da tutto.

Purificami, solitudine, donami la forza di imparare la pazienza dell'attesa ed i silenzi che fanno bruciare la mia anima. Insegnami a conoscermi, poiché è il cammino verso la verità. Lascia che io evolva affinché la mia anima possa amare se stessa. Insegnami la sincerità, la forza degli errori, lascia che io impari ad amarli affinché accettino di essere miei maestri.

Purificami, solitudine, affinché io possa imparare a ricongiungermi con ogni me stesso, ad accettare ogni mia vita, ogni mia esperienza. Donami la forza della verità, affinché non debba mai chinare il capo per paura, insegnami a chinarlo sempre per umiltà e rispetto. Permettimi di ascoltarmi, insegnami ad ascoltare. Permettimi di ascoltare, insegnami ad ascoltarmi.

Purificami, solitudine, purifica il mio spirito, la mia mente, il mio corpo, il mio desiderio e la mia conoscenza. Purificami, verità, insegnami a morire e rinascere. Purificami, mio vero io, perché credo in te.

Onde di palmo




Faccio dei massaggi meravigliosi. Alle persone giuste. Alle persone che mi permettono di sentire la loro interiorità. A tutte quelle donne che accettano il contatto. Molte ragazze dicono che dovrei farlo per professione. Anche alcune delle ragazze che lo hanno vissuto legato ad una sensualità diretta ed esplicita. Una delle tante professioni suggeritemi. Non mi interessa, grazie, ho scelto quella che meno presentemente raggiungo, sono terribilmente indietro con gli studi, ma non rovino la sacralità delle passioni personali tramite il lucro, col rischio di perderne l'essenza soggettiva. Il massaggio può essere vissuto come comunicazione. Non è solo la trasmissione di un contatto, che sarebbe unidirezionale, un controsenso all'essenza stessa, è, invece, una piena comunicazione, quindi bidirezionale, tra il ricevente e l'offrente, che, inconsciamente, per un massaggio vissuto con interiorità, si scambiano continuamente di ruolo fino a fondersi. Segreto di un mio buon massaggio? Sentire la persona. Sentire la sua interiorità, unirla alla mia e riproporla nelle onde del palmo, nel musicare delle dita, nell'adattarsi del dorso delle mani. Imparare a sentire le onde del ricevente, sintonizzarsi con la loro frequenza, individuarne naturalmente il disequilibrio e trasmettere delle onde correttive. Niente di metafisico, semplice capacità di vivere le sensazioni. Lo stesso offrente prova piacere tramite le mani, riesce a percepire sul suo proprio corpo le variazioni e le vibrazioni del piacere, le sue onde. Fai un massaggio come se lo stessi facendo ad entrambi. Vivi con luminosa sincerità la tua interiorità, riscopri la sensualità del contatto e abbatti le barriere con l'energia. Che la persona che riceve le tue onde di palmo possa sbloccare la sua mente e il suo corpo e tramite le onde di piacere ritrovare sintonia con i propri desideri, con la propria interiore sincerità, ritrovando amicizia col proprio io, entrando in contatto con lo spirito. Preme il palmo sul collo, per sentire la pelle e farla sua, si modella il corpo sotto le mie mani, mari calmi e tempeste, pioggia estiva e neve, danze di fiamme ed incendi purificatori, foglie d'autunno al vento, grandine impetuosa dell'inverno, oceani immensi e profondi, mani divine che plasmano il mondo, riscoprono i fiumi di energia riportandoli alla luce, addolciscono le montagne col potere del vento, modellano le vallate con l'adattabilità dell'acqua, purificano la terra con l'evanescenza bruciante del fuoco. Onde capaci di vivere in un punto infinitesimo e di espandersi sul mondo intero, onde che viaggiano rapide lasciando il loro ricordo come vibrazione corrente, reti di pensiero sulla pelle, lampi di luce ed ombra che risvegliano i sensi, danza e gioco. Adoro risvegliare i centri energetici di una ragazza. Specialmente se dopo potrò dissetarmi alle fonti rigogliose che rivelo, riportando mari su terreni secchi, donando mia energia per la sua energia, mettere in circolo la loro unione. Sento già la mancanza dell'odore degli incensi i cui fumi accarezzano l'odore dei baci sulla pelle. L'odore più sensuale che abbia mai conosciuto.

Monday, 20 November 2006

Vapore, rugiada e fiamma

Un piccolo gioco di grande valore. Un desiderio incarnato in una compagna. Una donna, un simbolo, un desiderio, un confronto, un'emozione, il tocco della passione. Se dovessi immaginarti incarnata in una compagna. Mi ricordo di te. Lascio che l'acqua calda scivoli sulla mia testa creando strade sulla pelle, l'insieme si divida in trame, disegni, vene di rugiada dal tocco di fuoco. Resto solido, in piedi, rilassato nella mente, accompagno il piacere del vapore con la nebbia dei pensieri. Dimentico il corpo tramutandolo nell'idea del piacere, il corpo immobile dimenticato sotto lo scorrere vitale dell'acqua infuocata. Occhi cerulei, il taglio di regali trame dai ricordi orientali, forte, vivo, lo sguardo di una regina dimenticata, la profondità di un oceano tremolante di nuova vita in ogni riflesso, in ogni impercettibile cambiamento. La pelle chiara, delicata, la luce della luna in chiaroscuri da percorrere con lo sguardo trasognante di viaggi in mondi sconosciuti, il naso piccolo e definito, la linea decisa nella dolcezza dell'insieme, forte ed umilmente minuto nella sua fierezza, scendere, lentamente, per assaporare ogni passo, giungere alle labbra, allontanarsi un istante e perdersi in quel mare nero di arabeschi donati da neri filamenti di lucente splendore, un gioco di mille vedute, veli che giocano con le immagini, mossi da brezze delicate come il soffio di un amante invisibile, giocano con illusione e realtà, incantando i ricordi, lisci filamenti di oscuro splendore, neri come la notte più desiderata, scivolano sulla pelle, rivelano nuovamente le labbra, la bocca piccola, labbra piene di colore, morbide, capaci di tramutare la sensuale serietà del loro riposo in sorrisi che giungono come benedizioni pagane di sole tra nuvole di tempeste estive placate dal loro caldo impeto, baci come venti tiepidi che preannuncino la forza intensa che muove i laghi e li anima in danze di incanto spaventoso. Le linee dolci e vive, che si muovono in sensuale danza dove ogni istante porta il ricordo del precedente scivolando in movimenti di lenta magia avvolgente che incanta la vista con miraggi. Il respiro che rivela da origini sconosciute una voce che conosce tutto il tempo del mondo, e con una sola parola racconta vite intere, storie segrete, donate all'amore libero di giocare tra luce ed oscurità. Lo sguardo si apre, la vista si illumina, percorre un cammino più grande di quanto potesse immensamente immaginare, si ricorda della pienezza della strada, cosi accarezza il collo, perde l'immagine sfumandosi quando si avvicina per assistere al calore delle labbra che accarezzano quella linea di poesia, possedere col respiro, far vibrare la pelle e lasciarla nuovamente libera di desiderare, permettere al respiro di desiderare l'immensità restando in una contemplazione senza tempo per l'immagine di quel corpo che risorge, la schiena che si inarca, le braccia che si aprono per poi far affondare le dita nella trama di nera luce, la testa verso l'alto, il collo che si espone, il corpo stupendo, pare così alto adesso, un'emozione di forme e linee vere, senza menzogne, finalmente mostrate al piacere di rugiada che accarezza e chiama. Rugiada in gocce e trame che scivolano e mi invitano a rubare l'odore di quella pelle con le labbra, gocce che si incontrano, gocce calde, vortici di fuoco, gli occhi che si chiudono, il grido accennato e l'acqua, calda, che copre le palpebre, le schiudo, lascio scivolare il ricordo dell'istinto, vedo sfumato nel vapore, ritorno lentamente a ricordarmi di me, riprendo coscienza dei sensi e torno in questa vita. Che meraviglia dedicarsi al piacere della mente lasciando il corpo al sicuro nel calore dell'acqua vitale.

Saturday, 18 November 2006

Friday, 17 November 2006

Giochi di pensiero

(ovvero mille e uno modi per far ragionare il prossimo, me stesso per primo)


Non chiedo molto. Non chiedo neanche poco.

Cosa implica?

Molti risponderebbero che implica il fatto che io chieda abbastanza.

Pochi risponderebbero che implica il fatto che io non stia chiedendo nulla.

Poi ci sono le varianti maggioranti e minoranti, tra le quali, il fatto che stia chiedendo moltissimo, pochissimo o addirittura tutto.

Convenzione e convinzione sono i filtri della verità.

L'unica cosa che quella frase implica è che, ammesso che sia sincera, secondo i miei metri di valutazione soggettiva di quel momento, non stessi chiedendo né poco né molto. Ovvero implica esclusivamente che io abbia affermato di non chiedere né poco né molto.
La frase non è inoltre contestualizzata, nessuno ha potuto analizzare le mie espressioni facciali e corporee nel momento dell'affermazione, né tutti gli altri segnali che potevano dirigere in una certa direzione le interpretazioni pur sempre soggettive degli altri. Magari qualcuno ha potuto sentire dei segnali. Miei. Ma, alla fine del ragionamento, non chiedo tanto.

La sottile linea tra la verità ed il nulla

Tutto va a comporsi di illusioni complesse quando si può comprendere che le forme di esistenza più efficaci sono le aggregazioni di entità semplici. Le reti neurali del nostro cervello, per quanto affascinanti, sono un'aggregazione di entità dal funzionamento piuttosto semplice. E' il mondo in cui sono disposte ed interagiscono che creano quel meraviglioso processo adattativo che è la nostra intelligenza. Se ne deduce tra l'altro che la meraviglia sta nella magia di ciò che va oltre la somma degli elementi. E' il concetto di Emergenza. La meraviglia della vita, il sistema vitale definito tramite i concetti di Complessità, Emergenza, Riproduzione, Evoluzione, Autonomia. Il nostro cervello è evoluto secondo lo stesso principio che esso stesso segue per il suo funzionamento e apprendimento, per l'evoluzione del suo comportamento, delle sue risposte ai problemi. Il processo adattativo tende all'ottimale per tentativi tramite la valutazione di ottimalità del risultato dei tentativi stessi. La serie di tentativi, tramite opportune variazioni, permette di convergere verso l'ottimale. Apprendimento. Evoluzione. La portante dell'esistenza umana. Più ci si spinge verso l'infinitamente piccolo più la complessità delle entità diminuisce, tanto da arrivare a particelle elementari. Ma è poi vero che la complessità diminuisce? Mi piace pensare che l'infinitamente grande e l'infinitamente piccolo si incontrino e si uniscano all'infinito, che tutto sia una spirale, onde, ogni atomo un universo, ogni universo un atomo. Senza contare le dimensioni, non dimentichiamo che l'infinito di una dimensione è il nulla della successiva. Ci sono esseri viventi che in gruppo sono capaci di creare opere d'arte, capolavori architettonici o comportamentali, eppure non fanno altro che seguire poche semplici istruzioni. Queste semplici istruzioni fanno interagire queste creature in modo che la somma delle loro interazioni produca meraviglie. Alla fine resto meno indifferente pensando a tali meraviglie che davanti alle travagliate sofferenze di un essere umano ostracizzato da se stesso nella sua autocommiserazione. A volte ho l'impressione di essere diventato cinico. Pur avendo sempre pensato che una delle possibili forme di cinismo fosse una forma di autodifesa, mentre un'altra era ispirata dalla verità, non è comunque una sensazione che mi aggrada. Cerco quindi di ricordarmi della sottile linea tra la verità e il nulla. Come tutto e nulla si amano e si fondono al di fuori delle illusioni, nella verità limpida, cosi il nulla e la verità sono amanti e taciti nemici, o il contrario, come piacerebbe a noi e come a noi piace spesso essere, ovvero nemici e taciti amanti. E' comunque una scelta, dirigersi verso la verità o accettare il nulla. Fa differenza. Mi guardo intorno e non mi spaventa nulla, tanto sono a volte slegato dagli attaccamenti terreni. Sono riuscito perfino a non soffrire all'idea di perdere me stesso con la morte. Raramente. Ma sinceramente. Non certo la morte mi spaventa, ma sono molto legato alla figura di questo essere nel quale sono proiettato a questo giro. Mi sono affezionato al suo carattere, al suo modo di essere, ai suoi difetti, ai suoi occhi. Non so se essere triste quando perdo interesse per il mondo e non vedo nulla di sbagliato nell'autoannientamento né nulla di errato nella sua salvezza, quando non mi interesso della vita delle persone se non quanto ci si può interessare ad un ruolo temporaneo di un qualche attore, quando tutto perde importanza e mi sembra di riavvicinarmi all'essenza, oltre le illusioni. Allora ricordo il piacere delle illusioni, questa droga meravigliosa che porta evoluzione, cerco di ricordare la sofferenza sulla mia stessa pelle e cerco di sorridere per ogni meraviglia. Voglio godermi il mondo finché ci sono, e sapere che tutto è passeggero non deve essere motivo di rinuncia, anzi, deve essere motivo di concentrazione e presenza, per assaporare ogni istante. Semplicemente la consapevolezza aiuterà le mie paure ad essere libere. Così, forse, in una valle di cenere, a due passi dalla luce, mi ricorderò del mio nome e sorriderò.

Monday, 13 November 2006

Giochi di sofferenza




Finisce una storia tra due persone. Dedicarsi a se stessi, volersi bene, cercare di vivere tutte quelle cose che ci possono dare piacere, è una forma di azione curativa molto importante, permette infatti di lenire il dolore e di attutire fortemente la generazione di rancori inconsci dovuti all'identificazione della causa del dolore diretto e indiretto nella persona dalla quale ci dovremmo allontanare. A volte si vivono situazioni di confusione interiore, la storia non è realmente finita, ma al contempo non prosegue, è bloccata intorno a qualcosa. Allora si cerca, nella confusione, di fare qualcosa, non si sopporta ciò che si sta vivendo, si progettano soluzioni più o meno consciamente, si vuole vedere l'altra persona per cercare di andare a fondo nella questione, risolverla, mettere tutto a posto. Il problema non sta nel cercare di raggiungere la verità celata sotto la confusione, in genere cercare di comprendere a fondo un problema è il primo passo per risolverlo, ma in queste situazioni è l'autore stesso dell'azione che è in difetto, che non possiede i mezzi e le facoltà per perpetuare in modo corretto l'azione stessa, così che il risultato porta un effetto opposto a quello desiderato. La confusione aumenta, più si cerca di aggrapparsi al desiderio di trovare una soluzione, più le cose non vanno come si desidererebbe, l'altra persona non reagisce come speravamo, noi stessi mutiamo atteggiamento con rapidità crescente, raggiungendo punte di instabilità sempre più elevate. Più le cose peggiorano e maggiormente cresce il nostro desiderio di intervenire, di vedere l'altra persona, di parlare con lei. Si entra in una spirale discendente. Tutto questo va ad alimentare dei rancori interiori che in un secondo tempo vorranno essere pagati in un modo o nell'altro. Si rischia inoltre di proiettare tutti questi rancori sull'altra persona, modificando l'immagine che si ha di lei, dipingendola come una figura cattiva in quanto portatrice di dolore, i nostri stessi ricordi vengono filtrati dal nostro stato interiore e la verità viene allontanata maggiormente. Calmarsi, accettare la sofferenza senza opporre resistenza, imparare a sentirsi interiormente con una forma di oggettività senza cedere alle proprie trappole mentali e accettare la confusione dell'altra persona, avere il coraggio di guardarla come si guarda un bambino che cresce, senza per questo permettersi giudizi dettati dall'orgoglio, saper gestire le sue parole e le sue azioni senza farsi coinvolgere dalla sua confusione, ricordandosi che difficilmente saranno sincere, comprendere che dietro le quinte di questi periodi molte cose si muovono dentro di noi per la nostra stessa evoluzione, avere la pazienza del saper attendere, credere nel proprio "vero io", ricordarsi che lui conosce le cause e i motivi, che porta a noi ciò che serve alla nostra evoluzione, a volte con scelte e situazioni dolorose, difficilmente comprensibili, saper accettare il fatto di non poter avere le risposte che vorremmo in quel momento, vincere la battaglia con se stessi invece di combattere con l'altra persona, costituisce la pratica che permette di superare nel modo migliore l'intera situazione. Ciò che sarà avrà i suoi motivi ed è impredicibile nella confusione, ciò che proviamo in quel momento muterà, la luce tornerà, così come torneremo noi stessi, forse cambiati, evoluti, con nuova esperienza nella vita.

Friday, 10 November 2006

Ti prometto un gioco

Facciamo un gioco. Qual'è l'ultima cosa che hai sognato e riesci a ricordare? Vedo che ho colpito nel segno. Perché sogniamo secondo te? Tutto ciò che è nel sogno è tua propria creazione, ideazione istantanea del tuo inconscio, sei te, tutto intorno a te, ogni situazione, ogni persona, è te, tua proiezione. Tutto creato per un motivo da te scelto, la risposta ai pensieri, il fluire del tuo essere. Sei d'accordo? Facciamo un gioco, allora. Immagina che tutto intorno a te sia un sogno, immagina di esservi immersa dentro. Adesso, in questo istante, immagina che fino ad ora non avevi coscienza del tuo sognare, finché non hai ideato e dato forma ed immagine, carattere, pensiero ed essenza, a questo strano personaggio che è davanti a te e ti sta parlando. Sarebbe una tua invenzione, quindi una parte di te. Ecco che il sogno si fa interessante. Ora lo strano personaggio ti pone una scelta. Seguilo o abbandonalo. Nella veglia è mio interesse che tu mi segua, nel sogno sarebbe tuo interesse, un mistero creato da te, un gioco di te stessa per te stessa. Cosa farai?

Thursday, 9 November 2006

Meraviglioso

E io che pensavo di avere una sola anima...

Dolce nel sentire

Scivolo solo sulle sponde di un sentimento splendido, un senso svanito di segni sfumati nell'istante, sapendo di solcare un pensiero silenzioso nel suono d'estasi del sublime desiderio.

Se mi svegliassi...

Se mi svegliassi l'assurdo sarebbe normale quotidianità, se mi svegliassi proverei un senso inquieto per questa vita, se mi svegliassi smetterebbero di cercarmi. Così poggia la testa dolcemente sul mio petto, seduta accanto a me, gli occhi lucidi come oceani vivi, bagliori di milioni di vite unite in un'unica immagine celeste. Se mi svegliassi non mi sentirei inquieto adesso che scorgo istanti di violenza in una vita non mia, il bisogno di emozione, la forte morsa allo stomaco per il bisogno di poesia sporca, tanto più sporca tanto più viva, tanto più profondo il degrado negato. Cerca di nascondere le lacrime che mostra. L'evidenza del suo pianto silenzioso è l'unico modo per proteggerlo, liberarlo dalla paura di essere visto. Se mi svegliassi mi vedrebbero. Tocco i tasti del pianoforte nello stesso modo in cui tocco la sua pelle. Dolcezza e forza talmente ravvicinati da sembrare un unico istante, l'essenza dell'amore nel sesso. Non so suonare, eppure so parlare del sangue della musica. So desiderare. Tristemente so comprendere. La tensione che produce il suono. Come l'origine della poesia nell'arte personale, quel motore di disequilibrio che nel ricercare la sua casa, un luogo che possa chiamare suo, nel dolore della ricerca, nella speranza bruciante, raggiunge gli apici dell'instabilità lasciando magie di emozione perfetta lungo il suo cammino.
Non riuscivo a contare le sue dita, dimenticavo il suo viso in ogni istante, lasciando un'immagine ricordo per la vita, fuggivo con lei ingannando l'esistenza. Per dimenticare tutte le volte che mi hai desiderato ti ho desiderata quando non potevo crederti. Se quel sorriso fosse stato parte di questo sogno, tutti l'avrebbero visto. In quel momento dovevo essere sveglio. L'ho fatto solo per salvarti. Puoi crederci. Se questo fosse il mio motivo non avresti sorriso nell'unico istante in cui ho aperto gli occhi prima di riaddormentarmi. Non riuscivo a vederla nella sua totalità. Troppo vicino a lei, riassumevo la sua essenza. Dedicato a te, immagine vista per un istante. Di te conosco solo il nome, ed una sensazione. E' un notturno senza luna, che lascia intravedere la veglia oltre il cielo. Dove i santi son polvere e gli amanti dolci sono assassini, e si ricorda il viso di te. E' un notturno di spezie nere, dove l'animo più scuro si prende un suo momento, incespica sicuro verso l'espressione, la resa del turbamento. E' un notturno da non dedicare, non più almeno adesso. E' un notturno che non inneggia più a nulla. Se mi svegliassi non potrei tornare a dormire mentre lo sto già facendo. E torno me, per finire con sincerità, che se non potessi mentirmi in privato, sapendo di mentire, negherei un desiderio primario, oltre a quello di dormire. Ecco quindi un istante che ha più forza e luce di ogni aroma di nero rovesciato come polvere sul tavolo delle parole. Labbra e pelle, parole oltre le parole, momenti di silenzi senza smettere di unire il calore, pause tra note, vibrante si attenua per divenire il ricordo ogni vibrazione, raggiungere l'essenza di un'emozione senza seguire la tensione. Sfioro la tua pelle che non ricordo, come una storia ancora da scrivere, le tue lacrime non sono per me, e ricordo solo il titolo...