Il Principio - The Principle

Ognuno di noi possiede la verità, intraprende quindi il proprio cammino infinito per conoscerla. Questa è l'essenza del sentire, la luce dell'esistenza. Questo è il cammino che in ogni passo del sogno ci porta dal possedere la verità ad essere la verità.
Each of us possesses the truth, then undertakes his endless journey to know the truth. This is the essence of feeling, the light of existence. This is the path that in every step of the dream leads us from having the truth to being the truth.

Sunday, 30 July 2006

Paradiso dei falsi sorrisi.

Se penso ad un paradiso dove tutti sono felici e cantano lodi al signore provo un senso di disgusto, non posso far altro che immaginarmelo su un baratro verso l'inferno, un paradiso che è come una sirena, incanta gli animi deboli e poi li ingurgita voracemente, rendendoli schiavi di un'oscurità invisibile che non è la loro. Quanti sorrisi di sirene e vittime a loro volta trasformate in sirene, quanti sorrisi pronti a prometterti il paradiso... dei falsi sorrisi. Non credo ai paradisi e agli inferni, non nel mio universo. Il mio paradiso è l'illuminazione. Ma ognuno di noi è un universo a se stante, allora ad ognuno le sue scelte, perché nell'universo di qualcun altro quel paradiso che io rifiuto non è sul baratro, ma è la beatitudine ed il massimo traguardo. Che sappia trovare la carità e l'altruismo, io auguro ad ognuno di poter seguire la sua strada. Io seguo la mia.

Saturday, 29 July 2006

Il sasso e il bambino...

A volte mi fermo, per un istante, poi continuo a fare ciò che facevo, ma delego alla parte più esteriore della mia coscienza il compito di continuare al posto mio ogni azione esterna... e penso. A volte è un particolare... a volte un pensiero carpito nel flusso multicolore del mio pensare costantemente in sottofondo... magnifico fiume che porta universi in ogni goccia. Così magari guardo un sasso, un piccolo ciottolino per terra, una di quelle meraviglie minerali dai colori striati di venature contrastanti e meravigliose, magari uno di quelli neri con venature bianche, uno di quelli che, se non sei troppo preso dalla frenesia della tua vita e del brulicare incessante e confusamente vivo che hai intorno, se non sei troppo concentrato su te stesso, ma in contatto con te stesso, noti, per un istante, in tutta la sua bellezza, ti si imprime l'immagine in testa e mentre scivoli via il mondo scompare ed il tuo mondo è quel sasso, metti da parte gli impegni, le preoccupazioni, i pensieri troppo grandi e pensi a quell'immagine che cerca di parlarti. Eccomi là, magari fermo vicino ad una strada, immobile, eccomi diventare quello strano, davanti al sasso, e mi chiedo il perché di cotanta armonia e contrasto, bellezza, il perché di quelle venature, al di là del motivo naturale, il senso profondo. Se nulla accade per caso quel sasso è lì anche per me, come io sono lì per lui. Allora penso che il sasso è meno importante di me e della mia vita solo per me stesso, che l'essere umano dà valore alle cose e si mette sopra a tutto, ma nell'assoluto io e il sasso siamo uniti, non abbiamo valore, siamo parte del tuttuno dell'esistenza, la proiezione divina della verità nel mondo meraviglioso delle illusioni materiali. Allora comincio a sentire la musica lontana di un pianoforte toccato da mani gentili e antiche e riesco a provare amore per quel piccolo ciottolino di infinita bellezza. Penso a quanto siamo buffi, noi bambini che giochiamo a fare le divinità, al nostro bisogno di un dramma personale da raccontare al mondo perché vogliamo sentire che gli altri ci danno importanza, così quando ci raccontiamo ci ingigantiamo le ferite perché appaiano lucenti di sangue o nere di dolore, ma siamo poi troppo sereni e quando le ferite sono grandi davvero il gioco non ci piace più. Siamo teneri nella nostra paura, piccola o grande. Così ci adoperiamo con impegno in qualcosa che per noi è grande e a volte ci dimentichiamo che quando il risultato sarà davanti agli occhi di tutti, ciò che per noi è grande, per gli altri, fin troppo spesso, è solo qualcosa a cui dedicare un po' di tempo e magari un applauso di convenienza. Non sentiamo l'applauso interiore che è più forte di quello di chiunque altro? Non sentiamo la musica di chi sa amarsi? Oh, meravigliose creature, il sasso e il bambino, l'amore impossibile che tutto coinvolge e non fa chinare il capo per il peso di una lacrima, ma lo fa alzare affinché altre mille scendano e inondino di gioia quel viso che solo con uno sguardo ha appena abbattuto uno dei suoi grandi muri interiori in quel labirinto che è la vita nascosta agli occhi. Così in un amore tra due persone, due anime, due bambini che giocano a fare gli adulti maturi, ogni litigio, ogni attrito, è solo la grande occasione di scoprire se stessi, e la vera forza sta nel non perdere il sorriso, comprendere con umiltà la verità che ci spinge a sentire quella morsa allo stomaco, quella voglia di avere ragione, scoprire dove sta la paura che ci fa chiudere, che ci fa mentire a noi stessi, che ci fa inventare mille scuse una più grande dell'altra pur di non ammettere la tenera verità, quella piccola cosa che ci ha dato noia e che siamo troppo orgogliosi per ammettere, troppo pieni di noi stessi senza conoscerci per accettare di avere una tale debolezza. Perché se chi ci è davanti è aggressivo o ha i nostri stessi atteggiamenti non possiamo essere forti, ascoltarci e comprendere l'amore negato di chi diciamo di amare, guidare quel viso contratto, col nostro sorriso, fargli capire con dolcezza che non è ciò che dice il problema, ma ciò che ha dentro e non riesce a liberare, fargli capire con amore che qualcosa scalpita ed il suo orgoglio tiene imprigionato qualcosa di piccolo che soffre in cerca di liberazione? Ecco che quel sorriso meraviglioso ritorna sul suo viso, a volte con una lacrima, e il tempo non riesce a cancellare la magia dei primi istanti perché ogni piccola grande battaglia si rivela un passo avanti per stringersi forti e guardare insieme la strada da percorrere, un passo verso noi stessi, un passo verso quell'anima con la quale vogliamo condividere il nostro universo. Così il sasso prende un'altra venatura e comprendo che ogni momento difficile rende più bella la natura dell'insieme delle cose, crea meraviglia, raggiunge il cuore della pietra e le dona bellezza e magia. Allora raccatto il sasso nelle mani, lo osservo, gli dedico un'ultima lacrima, gli sorrido, poi lo lascio dov'era e continuo a camminare.

Thursday, 27 July 2006

Più vado avanti con lo scrivere nel blog più mi accorgo che i messaggi che preferisco sono i primi che ho scritto. Più profondi, estremamente sinceri, riflessivi nel loro essere guidati da sensazioni ed esperienza. Ultimamente mi trovo a scrivere più per desiderio di scrivere che per il bisogno o il piacere di comunicare qualcosa di preciso che sia una vera profonda comprensione espressa come concetto e riflessione. Vedremo cosa accadrà nei prossimi messaggi...

Lasciami andare...

Altro piccolo flusso di coscienza teneramente immaturo...

Dolce pensiero folle, mai fermo, tu che cerchi respiro, lasciami andare, verso la luce con cui te la prendi perché ti senti tradito, lasciamo andare, io non posso aiutarti se tu non vuoi aiuto, se tu non vuoi aiutarti, lasciami andare crudele pensiero che tieni prigioniere e schiave del tuo volere le mie sensazioni, tu che rendi disgustoso l'angelo ai miei occhi, falsandone l'essenza, tu che passi dalla comprensibile sofferenza al dolce e stolto capriccio di non voler trovare la verità perché incapace per tua scelta di accettarla, lasciami andare, anche se credi di conoscere il momento giusto, infrangi una regola, l'unica che non è illusoria, tu che vuoi ribellarti, infrangi la regola del tempo, dell'attesa e lasciami andare prima che sia pronto, non renderti giudice tramite la tua condizione e follia, lasciami andare verso la vita che senti mia.

Istanti di follia...

A volte mi diverte lasciarmi andare ad un flusso di coscienza senza argini... a volte ne sento quasi il bisogno, ma è sempre solo un gioco.

Meraviglioso errore che continui a mutare sulla mia pelle invisibile, meraviglioso dolore pacato che attendi, perché conosci dove porta la strada, conosci il prossimo luogo che visiteremo, insieme, io e te, mio meraviglioso errore, mio dolore, così che nessuno possa più capirci, così che nessuno possa sfiorare la poesia, vedendomi solo, meraviglioso errore. E mi sveglierò ridendo di queste parole, e mi sveglierò ridendo pensando a chi ha riso di me e come me sarà deriso da se stesso dopo il proprio dolore, vittima dell'ingenuità sulla propria fragilità. Miglia e miglia lontane, mia casa, eri in me. Se non trovo l'uscita dal labirinto è perché non guardo in alto. Se non trovo il vuoto fuori dalle stanze è perché credo che esista un mondo. A volte ti ho visto in silenzio sorridermi prima di dirmi addio, mio errore, lasciandomi con la faccia di chi vorrebbe far credere di aver capito e si meraviglia di non riuscirci. A volte sai insegnarmi la forza del silenzio, avere il coraggio di non parlare, capire che dentro è la soluzione, non nell'altrui giudizio. A volte mi piace pensare che neanche tu sapevi perché sorridevi. Mi rendo poi conto che credo il contrario. Va mio errore, ancora una volta mi saluterai, dicendomi addio finché non avrò ricostruito la tua casa in frantumi e le mura nuove porteranno dentro l'anima di ogni altra stanza, ogni granello di polvere avrà vissuto al posto di ogni suo fratello alla fine degli infiniti cicli, ogni muro sarà stato muro al posto di ogni altro, e dopo ogni distruzione, le macerie saranno state ricomposte per apparire in un'immagine ogni volta identica alla precedente, eppure, al di là degli occhi, mescolata inverosimilmente. Va, mio errore, mia follia, piccolo istante di lascivo desiderio, una falla di pensieri che esce dal nocciolo e si trascina via frammenti di parole, le rimescola in un vortice torrente di correnti invisibili e deposita la sua essenza raccolta in angoli irraggiungibili per ogni singolo concetto spezzato, così, dalla confusione, come tra le macerie, nascerà un po' di follia, prima che il cielo nella testa decida di rimettere tutto in ordine. Un istante concesso dalla disattenzione di chi si assicura che ogni cosa sia sufficientemente stabile. L'equilibrio che si inclina vertiginosamente, supera il limite massimo sotto il quale creerebbe un onda in cerca di un centro stabile, pende per un attimo di troppo fino a far giungere quell'istante in cui si capisce che cadrà, non lo si vorrebbe ammettere perché abituati a vederlo tornare indietro, ma cadrà, l'urlo di una presa di coscienza che dal profondo sputa dritto verso l'alto come un geiser in folle corsa, così lo si sente arrivare, dal buio dentro, e già si intuisce, si, cadrà, questa volta non tornerà indietro, non lo si ammette ancora, ma diventa sempre più limpido, ed eccolo superare il limite, diventare evidenza, la conferma esterna della comprensione interna, eccolo il geiser arrivare nello stesso istante ed accompagnare con la sua esplosione la caduta libera dell'equilibrio, eccolo che cade, ecco che allungarsi, cercare di fermarlo, non serve a nulla, perché troppo tardi si è voluto ammettere a noi stessi ciò che intuivamo già prima che tutto accadesse. Sono ancora in tempo, ogni volta, anche se cade, perché è solo morte e rinascita, cambiamento. Rimetterò l'equilibrio al suo posto, ma non averlo più sulla sua base, mi permette di spostarla, scegliere il nuovo centro dell'equilibrio. Dolce dolce errore di follia, tra quattro mura senza camicia di forza, dolce dolce flusso di pensieri sempre più folli, fino ad accasciarsi per poi ridere dell'infantile fluire di pensieri in realtà così semplici. E' tutto desiderio, solo desiderio, la voglia di espandersi perché non si sa dove sia ciò che si desidera, la voglia di inondare tutto perché come l'acqua speriamo di coinvolgere tutto. E trovare finalmente. Accadrà quando tutto questo sarà finito, quando questo cerchio sarà chiuso. Ora basta, chiudiamo la falla e torniamo a pensieri più accettabili, che non siano solo desiderio ma anche conoscenza.

Wednesday, 26 July 2006

Tuesday, 25 July 2006

32... 33...

Non giudicare il trentaduesimo messaggio se non hai letto i precedenti trentuno ed il trentatreesimo. Dopo applica la stessa regola al trentatreesimo messaggio.

Monday, 24 July 2006

Cammino...

Temet Nosce... Nosce te ipsum... Gnothi Seauton... Conosci te stesso... la strada infinita verso la verità.

Un vero cammino non contempla un traguardo realmente raggiungibile. Un vero cammino vede il traguardo in ogni passo.