Finché continuerete a pensare che il paradiso sia lo stesso per tutti, non lo troverete mai.
Il Principio - The Principle
Ognuno di noi possiede la verità, intraprende quindi il proprio cammino infinito per conoscerla. Questa è l'essenza del sentire, la luce dell'esistenza. Questo è il cammino che in ogni passo del sogno ci porta dal possedere la verità ad essere la verità. | Each of us possesses the truth, then undertakes his endless journey to know the truth. This is the essence of feeling, the light of existence. This is the path that in every step of the dream leads us from having the truth to being the truth. |
Saturday, 29 November 2008
Thursday, 13 November 2008
Mano nella mano, due scendono lungo una strada
« Ho l'impressione, nonostante tutto » dice con voce roca, « che in realtà tu conosca una storia sola, bambino mio, soltanto la storia del centesimo principe, colui che riesce a sciogliere l'enigma, ma non quella dei novantanove prima di lui, che vanno in rovina perché a loro non è andata bene. E quasi tutte le loro storie terminano qui, in questa strada. »
Michael Ende, "Lo Specchio nello Specchio".
Friday, 17 October 2008
Gesù si fece uomo
"Elì, Elì, lamà sabactàni?"
E Dio fu nominato onnipotente, glorificato fu il suo nome, nel mistero della fede che solo Dio conosceva nella sua onniscienza. Nel peccato dei suoi figli, egli già conosceva la sua scelta di dipingere l'unico desiderio possibile per un essere onnipotente ed onnisciente: quello di non essere Dio. E l'incarnazione del desiderio sarebbe dovuta essere la salvezza per i figli. Così nacque Gesù, il Cristo. La sua vita, il regalo estremo del padre. Tradito da Giuda. Forse il suo più grande amico, forse l'unico disposto ad essere disprezzato in eterno pur di permettere all'amato amico di raggiungere il passo più importante del suo cammino. Forse Giuda rispose solo ad una richiesta di Gesù, il quale era consapevole dell'unico gesto che ne avrebbe glorificato la figura in eterno, liberando l'umanità dal peccato regnante. Quale immenso carisma, quale profonda spiritualità, quale sorriso silente deve essere stato quello con cui Gesù potrebbe aver chiesto all'amico di tradirlo e di tenere per se la consapevolezza della sua fedeltà, il dono prezioso della verità che non avrebbe potuto condividere. Ah, la sofferenza, la croce, la sofferenza, la morte. La resurrezione del cuore dell'umanità. Fu allora uomo per la sua morte? Se Dio mai desiderò comunicare con gli uomini, nella sua onniscenza seppe che l'unico modo per raggiungere il cuore dell'umanità era attraverso la vita di un uomo vero. Essere uomo. Nascere, vivere, gioire, crescere, soffrire, morire. Realmente queste cose lo avrebbero reso uomo? Non sono parte della vita di molti esseri viventi? Cosa, cosa lo avrebbe reso veramente uomo? Abdicare dall'onnisciente onnipotenza non sarebbe bastato se non a creare una marionetta figurante. Dove, dove cercare la vera essenza dei suoi stessi figli? Ecco la grandezza della scelta, la verità dell'onniscienza. Perché non i miracoli, non la morte, né la resurrezione, resero grande la figura dell'uomo Gesù ai miei occhi. Fu una frase. "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?". Ecco l'umanità di Cristo rendere viva la sua pelle, eccolo risplendere di sangue vero sotto e sopra di essa. Ecco il momento in cui Dio si è fatto uomo. Perché credo che in quel momento Gesù cedette, in quel momento di vero dolore, oltre quello fisico, dopo la sofferenza percepibile, all'interno di quella assoluta e avvolgente della solitudine dell'anima, il Cristo avrebbe forse rinunciato alla sua cristianità per una sola carezza di conforto, per porre fine a quell'istante interminabile. Avrebbe forse rinunciato ad ogni frase detta, ad ogni gesto visto come miracolo, quand'altro forse non era che la verità mostrata nell'essenza di un simbolo. Avrebbe abbandonato ogni persona salvata, rinunciando ad ogni passo compiuto, alla sua stessa missione da lui stesso autoimposta. Ad un passo dal traguardo supposto, ormai impossibilitato a tornare indietro, Gesù avrebbe rinunciato, esausto, senza più il suo immenso oceano, trattenendo solo la goccia originale,concentrata in una lacrima pronta a staccarsi dal viso in qualsiasi momento, pronta a scivolare alla base della croce, una perdita più grande della vita, la perdita dell'esistenza originale, la paura che vince sullo spirito. Ecco, non nella resurrezione, non nelle parole, non nella morte, ma nella vera incarnazione umana, Gesù riuscì a parlare agli uomini, in eterno. Io non credo in te come figlio di Dio per come fu predicato e forse non credo nemmeno in un Dio con la stessa immagine che predicasti, l'immagine e gli insegnamenti che mai giunsero originali a noi, nei secoli dei secoli filtrati, mutati, bruciati e persi. E forse nemmeno credo in un Dio che non sia semplicemente il tutto, che non sia l'aria che respiro ed il respiro stesso. Ma desidero credere e amare quel momento in cui Gesù si fece uomo.
E Dio fu nominato onnipotente, glorificato fu il suo nome, nel mistero della fede che solo Dio conosceva nella sua onniscienza. Nel peccato dei suoi figli, egli già conosceva la sua scelta di dipingere l'unico desiderio possibile per un essere onnipotente ed onnisciente: quello di non essere Dio. E l'incarnazione del desiderio sarebbe dovuta essere la salvezza per i figli. Così nacque Gesù, il Cristo. La sua vita, il regalo estremo del padre. Tradito da Giuda. Forse il suo più grande amico, forse l'unico disposto ad essere disprezzato in eterno pur di permettere all'amato amico di raggiungere il passo più importante del suo cammino. Forse Giuda rispose solo ad una richiesta di Gesù, il quale era consapevole dell'unico gesto che ne avrebbe glorificato la figura in eterno, liberando l'umanità dal peccato regnante. Quale immenso carisma, quale profonda spiritualità, quale sorriso silente deve essere stato quello con cui Gesù potrebbe aver chiesto all'amico di tradirlo e di tenere per se la consapevolezza della sua fedeltà, il dono prezioso della verità che non avrebbe potuto condividere. Ah, la sofferenza, la croce, la sofferenza, la morte. La resurrezione del cuore dell'umanità. Fu allora uomo per la sua morte? Se Dio mai desiderò comunicare con gli uomini, nella sua onniscenza seppe che l'unico modo per raggiungere il cuore dell'umanità era attraverso la vita di un uomo vero. Essere uomo. Nascere, vivere, gioire, crescere, soffrire, morire. Realmente queste cose lo avrebbero reso uomo? Non sono parte della vita di molti esseri viventi? Cosa, cosa lo avrebbe reso veramente uomo? Abdicare dall'onnisciente onnipotenza non sarebbe bastato se non a creare una marionetta figurante. Dove, dove cercare la vera essenza dei suoi stessi figli? Ecco la grandezza della scelta, la verità dell'onniscienza. Perché non i miracoli, non la morte, né la resurrezione, resero grande la figura dell'uomo Gesù ai miei occhi. Fu una frase. "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?". Ecco l'umanità di Cristo rendere viva la sua pelle, eccolo risplendere di sangue vero sotto e sopra di essa. Ecco il momento in cui Dio si è fatto uomo. Perché credo che in quel momento Gesù cedette, in quel momento di vero dolore, oltre quello fisico, dopo la sofferenza percepibile, all'interno di quella assoluta e avvolgente della solitudine dell'anima, il Cristo avrebbe forse rinunciato alla sua cristianità per una sola carezza di conforto, per porre fine a quell'istante interminabile. Avrebbe forse rinunciato ad ogni frase detta, ad ogni gesto visto come miracolo, quand'altro forse non era che la verità mostrata nell'essenza di un simbolo. Avrebbe abbandonato ogni persona salvata, rinunciando ad ogni passo compiuto, alla sua stessa missione da lui stesso autoimposta. Ad un passo dal traguardo supposto, ormai impossibilitato a tornare indietro, Gesù avrebbe rinunciato, esausto, senza più il suo immenso oceano, trattenendo solo la goccia originale,concentrata in una lacrima pronta a staccarsi dal viso in qualsiasi momento, pronta a scivolare alla base della croce, una perdita più grande della vita, la perdita dell'esistenza originale, la paura che vince sullo spirito. Ecco, non nella resurrezione, non nelle parole, non nella morte, ma nella vera incarnazione umana, Gesù riuscì a parlare agli uomini, in eterno. Io non credo in te come figlio di Dio per come fu predicato e forse non credo nemmeno in un Dio con la stessa immagine che predicasti, l'immagine e gli insegnamenti che mai giunsero originali a noi, nei secoli dei secoli filtrati, mutati, bruciati e persi. E forse nemmeno credo in un Dio che non sia semplicemente il tutto, che non sia l'aria che respiro ed il respiro stesso. Ma desidero credere e amare quel momento in cui Gesù si fece uomo.
Saturday, 20 September 2008
Pensiero per il ritorno di Catherine
Questo è solo un pensiero. Ti accoglie, si avvicina e ti sussurra "bentornata", si volta, danza intorno ai tuoi fianchi, piroetta fino alle tue dita, si distende, la schiena contro il dorso delle tue mani, volge lo sguardo verso di te, chinando il capo all'indietro ed innalzando gli occhi, in un gioco troppo ricco di significati per esser ben compreso, ed in tutta la sua complessa bellezza, o nell'immediatezza di quello sguardo ritrovato, ti dice "benarrivata". Distende le braccia a mani unite, quindi le apre, le estende come ali, solleva una gamba, piega il ginocchio, la distende nuovamente, sulla tua pelle, gira su se stesso e svanisce nuovamente intorno a te. Sale, sognando l'ombelico nascosto dai tuoi seni rigogliosi di donna giovane, che ha nel sangue antico la memoria di ogni donna, sfiora pelle con labbra, il candore col sangue, l'unione assoluta del piacere e del dolore, dell'amore e della morte, della vita e della conoscenza, del desiderio e dell'anima, contempla per una vita ed un'altra ancora le linee del tuo collo, come opera d'arte nata da mano umana su tornio divino, e dimentica ogni suo intento, imparando e conoscendo un nuovo linguaggio, e dopo ancora una vita ed un'altra ancora, sorride, ad occhi aperti, così aperti da sembrare oceani appena nati, e si rivolge al tuo viso. Corre scivolando come vento sul tocco delle proprie dita, governando l'essenza intera da un particolare, giunge alla pelle gentile dei tratti regali, quei tratti d'altri tempi che affascinano l'osservatore che sappia sentire, raggiunge la vicinanza del sangue pulsante, lo ascolta, lo assapora, intuisce la magia di come segua il ritmo del tuo respiro similarmente a come due ballerini seguono reciprocamente l'interpretazione del ritmo della musica, un rapporto segreto tra il movimento legato ad ogni respiro a cui risponde il suo futuro ed il suo passato eterno nel sangue, seguendo la musica della vita. Meravigliato, diverso da come credeva che sarebbe cresciuto e diventato, con esperienza, ricordi e paure, vita ed emozioni, si avvicina al tuo orecchio e, mentre percepisce sempre più intensamente il tuo odore, plana rapidamente lo sguardo sui tuoi occhi, quindi lo fa decollare immediatamente, perché, con l'unico frammento di essi colto in un istante, potrà alimentare il mistero senza renderlo impuro rispetto alla sua vera vibrazione. Allunga le mani verso la tua pelle e si rende conto per la prima volta di avere pelle lui stesso, di non essere più solo un pensiero senza voce ed immagine. Sa allora che lo hai sentito. Trasportato dalla rinascita di una profonda comprensione ancora racchiusa nella sensazione nascente che la nutre e la protegge, giunge finalmente a poggiare delicatamente le mani sulla tua guancia e sulla tua nuca. Piccole sulla tua pelle. Chiude gli occhi e poggia la sua guancia contro la tua. Addormentandosi, prima di morire nel suo sogno, riesce a dirti solamente "grazie".
Tuesday, 16 September 2008
Attraverso il cemento
L'asfalto, le nostre strade, ci hanno privati del contatto con la morte. Ci hanno privato del contatto con la terra, ciò che resta di secoli di morte di milioni di esseri viventi, la terra che dal ricordo di ogni vita, dal nutrimento di ogni morte, genera la vita. Abbiamo perso il contatto con la vita. Viviamo in un limbo, cercando di ascoltare il calore della terra attraverso il cemento.
Tuesday, 9 September 2008
Segno profondo
Ho sognato una violenza che non ha mai avuto. Ho sognato tanti bambini nella casa fatiscente, polvere e detriti, un luogo comunque nostro. Ed ho sognato come ucciderli fosse impunibile. Assi sconnesse su stipiti ingialliti. Calce, polvere e detriti. Scappare, ma loro, non io. Perché già grande. Fermarlo, solo con le parole. Perché non con i muscoli e la rabbia? Perché questa volta non il sentimento del conflitto, ma solo la tristezza? Forse sono più lontano, forse sono più simile. Ma i bambini non erano innocenti. Eppure, non comprendevo la ragione del motivo per ucciderli. E potrebbe non bastare una vita d'esperienza per rievocare un giorno il ricordo e rispondere. Con l'ultimo mio sonno ho toccato l'immagine di un'interiorità appartenente ad un adulto e natura attuale non vuole che lo faccia. Ancora stordito, vado ad affrontare un nuovo sonno. Forse, domani, i colori non mi sembreranno diversi. O forse mi abituerò con i giorni a questi nuovi colori. Sono già più sfumato nell'immagine del mondo.
Tuesday, 2 September 2008
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